Affrontare gli abusi e il mobbing sul posto di lavoro.

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Convivere con le umiliazioni e gli abusi di un "capo" scontroso e maleducato è sicuramente doloroso ed estenuante. Spesso i dipendenti gestiscono lo stress generato dal contatto diretto con un superiore poco gradevole cercando in tutti i modi di evitare ogni forma di contatto e di comunicazione, ma questa sembra non essere la tattica più efficace in termini di benessere emotivo.

Questa è la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell'università dell'Haifa, la ricerca è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Stress Management (American Psychological Association).

In base ai ricercatori, infatti, sembra che le strategie utilizzate più spesso dai dipendenti per proteggersi da situazioni legate all'abuso di potere, situazioni in qualche modo assimilabili al mobbing, spesso non si siano dimostrate efficaci nel migliorare la situazione né da un punto di vista concreto ne da un punto di vista emotivo.

Numerosi studi in passato hanno cercato di analizzare gli effetti nefasti del comportamento di un superiore intrattabile sulle prestazioni e sulle reazioni emotive dei dipendenti subalterni, ma questa è la prima ricerca che focalizza l'attenzione sull'analisi delle strategie di difesa adottate dalle "vittime" e sulla valutazione della loro maggiore o minore efficacia.

Lo studio, condotto nella Facoltà di Scienze Sociali e della Salute dell'Università dell'Haifa, ha esaminato cinque strategie diverse messe in atto per affrontare lo stress conseguente al comportamento vessatorio di un superiore:
  • comunicare direttamente con il superiore per discutere il problema;
  • essere gentili, disponibili e compiacenti per ottenere benevolenza (captatio benevolentiae);
  • ricercare il supporto e l'alleanza dei colleghi;
  • evitare il superiore;
  • "ristrutturare cognitivamente" la situazione, in modo da percepirla come meno minacciosa (ad esempio immaginare che il capo sia aggressivo con noi a causa di una grave malattia e non a causa di un errore o di una manchevolezza da parte nostra).

Hanno partecipato allo studio 300 dipendenti ai quali è stato chiesto di valutare la frequenza di esperienze negative correlate ad un comportamento scorretto da parte del loro capo, come ad esempio averli resi ridicoli, aver invaso la loro privacy, essersi comportato con maleducazione o aver mentito per negare loro un diritto.

Ai partecipanti è stato chiesto inoltre di valutare la frequenza e la modalità delle loro reazioni a tali comportamenti, sulla base di un confronto con 25 strategie esemplificative appartenenti alle cinque categorie descritte in precedenza.

Ad esempio:
"io gli ho detto chiaramente che non mi doveva trattare così" (categoria della comunicazione diretta);
"ho sostenuto la sua idea anche se non ero assolutamente convinto, ma almeno in questo modo capisce che sono dalla sua parte" (captatio benevolentiae);
"cerco sempre di evitarlo, non ho niente in comune con lui" (evitamento);
"io e gli altri colleghi, quando lui non c'è, ci divertiamo ad imitare quel suo comportamento assurdo" (supporto tra pari);
"ci sono cose più importanti nella mia vita, lui infondo è solo un dettaglio" (ristrutturazione cognitiva).

Dai risultati è emerso che nella maggior parte dei casi i dipendenti hanno scelto di evitare ogni forma di contatto con il loro supervisore e, quando è stato possibile, hanno cercato sostegno nel gruppo dei pari (i colleghi). Al contrario quasi nessuno ha deciso di affrontare direttamente la situazione scegliendo la strategia della comunicazione diretta.

Tuttavia, l'evitamento e la ricerca di supporto sembrano essere maggiormente correlati con emozioni negative, legate alla sensazione di impotenza e di debolezza. Al contrario, la strategia della comunicazione diretta (la strategia meno applicata) è strettamente correlata con la sensazione di poter modificare il proprio contesto e quindi con emozioni positive.

È sicuramente comprensibile che i dipendenti desiderino ridurre al minimo il contatto con un superiore "scorbutico", soprattutto se si considera il rischio di rottura conseguente ad uno scontro diretto mal gestito, tuttavia bisogna sottolineare che questa strategia di evitamento aumenta ulteriormente lo stress del dipendente, perché aumenta la percezione di debolezza e di incapacità nella gestione del conflitto.

La ricerca probabilmente risulta di poca o nessuna utilità per chi è costretto da necessità economiche a subire abusi morali, nella scelta tra il minore dei mali infatti dover convivere con una bassa autostima è sicuramente preferibile al dover sopravvivere senza stipendio, potrebbe comunque essere utile a qualche menager che non riesce a capire come mai in sua presenza sembra che tutti gli altri (dipendenti) si ricordino all'improvviso di impegni improcrastinabili.

 

Fonte: University of Haifa (2012, January 5). Coping with abuse in the work place.