Ansia, attacchi di panico e fobie.

Rapporto tra ansia panico e depressione

Dalle conclusioni dello studio ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders), al quale hanno preso parte sei paesi europei (Italia, Belgio, Francia, Germania, Olanda e Spagna) si può evidenziare che:

"… circa tre milioni e mezzo di persone adulte (in Italia) hanno sofferto di un disturbo mentale negli ultimi 12 mesi; di costoro, quasi due milioni e mezzo hanno presentato un disturbo d’ansia, 1,5 milioni un disturbo affettivo e quasi cinquantamila un disturbo da abuso di sostanze alcooliche.

Rispetto ai tassi di prevalenza lifetime trovati nel campione italiano, si può altresì stimare che più di otto milioni e mezzo di adulti hanno sofferto di un qualche disturbo mentale nel corso della propria vita."

Non è un caso quindi che ansia e depressione siano i termini psicologici più ricercati in internet.

 

 

L'ansia può essere distinta dalla paura in quanto la prima è un processo emotivo mentre la paura è un processo cognitivo.
La paura implica la valutazione cognitiva di uno stimolo minaccioso; l'ansia invece riguarda la risposta emotiva a quella valutazione.

Una fobia si riferisce a uno specifico oggetto.
In un primo momento il soggetto è spaventato da una situazione o da un evento specifico (luoghi alti, spazi chiusi, o acqua profonda).
In tali situazioni è fortemente preoccupato delle conseguenze che possono scaturire (cadere, soffocare, o affogare).
Quando viene attivato una fobia o paura, la reazione del soggetto può variare dall'ansia moderata al panico.
Gli getti fobici, a loro volta, possono variare da piccoli animali a eventi naturali come temporali, o a eventi sociali, come parlare in pubblico o andare in società. La caratteristica principale di una fobia rappresentata dal fatto che essa implica la valutazione di un alto grado di rischio in una situazione relativamente sicura.

Analogamente, una persona con manifestazioni fobiche in alcune situazioni sociali, come partecipare ad una festa o parlare in pubblico, non è tanto preoccupata della situazione in sé quanto delle possibili conseguenze. Il fobico sociale, per esempio, teme di fare una figura da sciocco nella situazione sociale o di perdere il controllo e sentirsi molto imbarazzato.

Il panico è uno stato di ansia acuta e intensa associato con altri sintomi drammatici di natura fisiologica, motoria e cognitiva. I correlati fisiologici del panico sono una versione intensificata di quelli dell'ansia, cioè battito cardiaco accelerato, vertigini, sudorazione fredda e abbondante e tremore.
Inoltre, il soggetto prova un senso di catastrofe incombente, inibizione diffusa, e uno schiacciante desiderio di fuga o di essere aiutato.

Uno degli aspetti paradossali dello stato di ansia acuta è che la persona sembra produrre inconsapevolmente quelle situazioni che maggiormente teme o detesta (ad esempio uno studente durante l’esame sente un vuoto nella testa ed è incapace di parlare).

In un episodio di ansia acuta, come quello dell'esame, viene coinvolto praticamente tutto l’organismo:

    1. Il sistema fisiologico attraverso la sudorazione, l'aumento del ritmo cardiaco il capogiro;
    2. il sistema cognitivo, con l'anticipazione che "probabilmente perderò la mia reputazione";
    3. il sistema motivazionale, col desiderio di trovarsi il più lontano possibile dalla situazione traumatica;
    4. il sistema affettivo o emotivo, con la sensazione soggettiva di terrore;
    5. il sistema comportamentale, col tremore e l'inibizione nel parlare o nel pensare.

    La reazione psicobiologica che ne risulta è disturbante involontaria e toglie parzialmente il controllo all'individuo finché non scompare.

    La natura ci ha fornito di un sistema nervoso funziona perfettamente in circostanze ordinarie. Perché questo sistema ci si volgerebbe contro in diversi casi proprio quando desideriamo maggiormente fornire una prestazione efficace ?

    Una risposta parziale può essere che, fino a un certo punto, i sintomi associati con l'ansia sono adattivi rappresentano un problema soltanto in alcune circostanze.
    Un'altra spiegazione può essere che tali sintomi hanno avuto una funzione adattiva per i nostri antenati preistorici, funzione che oggi non hanno più.
    Infine, la nostra tendenza a esagerare l'importanza di alcune situazioni, come se fosse una questione di vita o di morte, ipermobilita le difese contro le minacce esterne impedendo il normale funzionamento.

    È stato detto che l'evoluzione favorisce i geni dell'ansia.
    In una situazione ambigua è meglio un falso allarme che una mancata segnalazione di un pericolo.

    Così, il prezzo della sopravvivenza può essere una vita di disagio.

    La differenza fondamentale tra la normalità e un disturbo d’ansia consiste nella percezione di disagio  e malessere che proviamo quando siamo di fronte a stimoli esterni o interni che il buon senso ci farebbe classificare come non pericolosi.
    L'ansioso, infatti, riconosce spesso che le sue preoccupazioni sono eccessive e irrazionali, ma non riesce a smettere di preoccuparsi.
    La mente è intenta a rimuginare in continuazione su pensieri negativi: le sfide della vita quotidiana vengono amplificate e drammatizzate. Si passa da una preoccupazione all'altra in un escalation crescente.

    Le preoccupazioni possono riguardare: lavoro, salute, soldi, figli, famiglia, ecc.. ma molto spesso hanno un denominatore comune: quello di non essere all'altezza della situazione, di deludere le aspettative degli altri e quindi di poter essere rifiutati.

    In fondo sembra essere questo il pericolo dal quale difendersi:
    la paura di essere rifiutati se non si è sempre perfetti, la paura di deludere.

    L’ansia è dunque un sintomo, come la febbre può essere il sintomo di una infezione.
    Spesso indica che la persona soffre per il divario fra quello che è e quello che vorrebbe essere. Il tentativo di adeguarsi ad uno standard di perfezione autoimposto o meglio imposto dalle dinamiche delle relazioni significative che hanno determinato la storia di quel particolare individuo.

    In quest’ottica i farmaci non possono curare le cause dell'ansia, possono però ridurne gli effetti. Come  un antipiretico può far scendere la febbre ma non può far guarire dall'influenza. Gli ansiolitici andrebbero quindi utilizzate solo  in situazioni d' emergenza e per un periodo di tempo limitato, in associazione ad una terapia psicologica d'appoggio.

    E' importante quindi, come primo passo che il soggetto, con l’aiuto di un terapeuta, cerchi di capire quale è il significato di quel particolare sintomo all'interno di quel particolare sistema di relazioni. Il sintomo ha sempre una doppia funzione, quella di conservare il sistema relazionale e quella di spingerlo al cambiamento. Ed è proprio facendo leva su quest'ultima che il terapeuta può favorire il processo di cambiamento.