Ansia e depressione: una combinazione di fattori ambientali, psicologici e genetici.

ansia-e-depressione-genetica-e-psicoterapiaDisturbi come l’ansia e la depressione sono la conseguenza di fattori ambientali e psicologici, ed è opinione condivisa che siano causati anche dal  “corredo genetico”.
Tuttavia non è ancora chiaro in che modo ognuno di questi fattori influenzi le funzioni cerebrali inducendo i sintomi tipici dell’ansia e della depressione.

Per cercare di chiarire i meccanismi coinvolti in tali disturbi un gruppo di ricercatori ha approfondito lo studio del comportamento dell’amigdala, una parte del cervello che si iper-attiva in soggetti che soffrono di ansia e di depressione.

Lo studio ha dimostrato che il livello di attivazione dell’amigdala può essere influenzato sia dall’assetto genetico, sia dalla storia del soggetto (in relazione ad eventuali situazioni traumatiche) sia dalla sua struttura cognitiva, cioè dalla chiave di lettura che il soggetto utilizza per interpretare e dare un senso alla realtà che lo circonda.

I risultati suggeriscono che l’efficacia di una psicoterapia sull’attività cerebrale del paziente possa variare in relazione al suo assetto genetico.

Diversi studi pubblicati nelle decadi passate suggeriscono la possibilità che il gene 5-HTTLPR, responsabile della codifica della serotonina (una sostanza coinvolta nel processo di regolazione emotiva), possa giocare un ruolo fondamentale in disturbi di tipo ansioso o depressivo.

L’allele di questo gene può presentarsi in due forme, lungo o corto; la versione corta sembra essere responsabile del maggiore impatto emotivo che il soggetto subisce a causa di eventi stressanti.

Tuttavia tale ipotesi rimane controversa, è assodato però che la versione “corta” di tale gene innesca una attività più intensa dell’amigdala, struttura che come detto in precedenza è coinvolta nel processo emotivo e nel riconoscimento dei segnali di pericolo.

Nello studio i ricercatori hanno analizzato, attraverso la risonanza magnetica funzionale, l’impatto dei fattori ambientali e psicologici in relazione all’assetto genetico di 45 soggetti sani, portatori sia della variante lunga che della variante corta del gene in questione.

Durante la scansione con la risonanza magnetica funzionale ai soggetti sono state mostrate una serie di foto ad alto contenuto emotivo, alcune piacevoli ed altre sgradevoli.

È stato chiesto loro sia di indicare in quali momenti provavano la sensazione di piacere o di disgusto, sia di immaginare un legame “personale” tra le immagini visionate e la loro vita, di creare cioè un collegamento empatico con ciò che era rappresentato dalla foto.

I risultati delle scansioni evidenziano una risposta differente tra chi è “portatore” dell’allele corto e chi è “portatore” della allele lungo:

  • i soggetti con l’allele corto mostravano una maggiore attivazione dell’amigdala quando creavano un legame tra le foto emozionalmente significative e loro stessi, piuttosto che quando dovevano semplicemente classificarle tra piacevoli e spiacevoli in base alle sensazioni che provavano nel guardarle.
  • I soggetti con la variante lunga, al contrario, avevano una attivazione maggiore in fase decisionale (cioè quando dovevano riferire se avevano provato una sensazione piacevole o spiacevole) piuttosto che quando veniva chiesto loro di creare un legame empatico con il contenuto dell’immagine.

In altre parole l’attivazione dell’amigdala variava non solo in base al corredo genetico, ma anche in base al tipo di processo mentale: “oggettivo”, quando veniva chiesto loro una semplice classificazione, “soggettivo” quando veniva chiesto loro di creare un legame con il contenuto della foto.

I soggetti hanno anche compilato un questionario, prima della seduta con la risonanza magnetica funzionale, pensato per raccogliere dati su eventuali eventi negativi occorsi nell’anno precedente, come ad esempio: difficoltà professionali, divorzi, separazioni, lutti, eccetera.

I dati evidenziano che l’esperienza di eventi traumatici influenza anch’essa i livelli di attivazione dell’amigdala. 

In conclusione è chiaro che l’assetto genetico ha un impatto sul livello di attività cerebrale, impatto che è però modulato da altri due fattori altrettanto significativi, la storia personale (gli eventi stressanti) e l’assetto psicologico, cioè la struttura “narrativa” che il soggetto utilizza per raccontare la storia della sua vita e per dare senso e coerenza agli eventi che si concatenano giorno dopo giorno e anno dopo anno.
E quest’ultimo fattore è l’unico che possiamo modificare.

Fonte: CNRS (Délégation Paris Michel-Ange) (2011, November 3). Depression: a combination of environmental, psychological and genetic factors. 

Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è in Viale Martiri della Libertà, 28 a Macerata. Potete chiamarmi per un appuntamento al 328 00 31 262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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