Come fare per ridurre l’ansia e le emozioni negative associate all’emergere intrusivo di brutti ricordi

 

come gestire i brutti ricordiPer ridurre ridurre l’ansia e le emozioni negative provocate da alcuni ricordi intrusivi è necessario concentrarsi sui dettagli contestuali del ricordo stesso. Il tentativo di sopprimere ed ignorare i brutti ricordi al contrario non aiuta.

Non è necessario avere una diagnosi di depressione o di ansia per aver sperimentato la sensazione di un brutto ricordo che, emergendo dalla memoria in modo più o meno prevedibile, ha il potere di rovinarci la giornata.

Se escludiamo i soggetti affetti da patologie quali l’ansia, la depressione o la sindrome post traumatica da stress, e cerchiamo di descrivere la dinamica in individui “sani”, possiamo riassumerla  nei seguenti punti:

  1. L’individuo subisce un trauma psicologico
  2. Il soggetto, a distanza di giorni o mesi, incontra nell’ambiente (fisico o mentale) uno stimolo che richiama in memoria il ricordo del trauma subito.
  3. Il ricordo traumatico viene rivissuto (con maggiore o minore consapevolezza) ed il sistema emotivo ri-alloca in memoria, concatenandoli, tutta una serie di ricordi simili allo scopo di organizzare una strategia di difesa che ci permetta di evitare, in futuro, pericoli di quel tipo.
  4. Purtroppo la “mirabile efficacia evolutiva” della nostra macchina per pensare ci ha completamente rovinato la giornata! Ci simo svegliati allegri, ma a causa di quel brutto pensiero intrusivo ora siamo ansiosi, spaventati e tendiamo ad avere un umore depresso.

Cosa fare per evitare che un ricordo intrusivo ci mandi in ansia o in depressione?

Un recente studio afferma che se riusciamo a concentrare l’attenzione sui dettagli contestuali della memoria, piuttosto che su come ci siamo sentiti emotivamente, possiamo limitare al minimo le perturbazioni causate dal ricordo e mantenere un livello elevato di risorse cognitive sufficiente a svolgere con efficacia i compiti nei quali siamo coinvolti.

Ognuno di noi sa quanto un ricordo di qualcosa di angosciante sia in grado di distrarci dalle attività nelle quali siamo coinvolti. Gli oggetti ci cadono dalle mani, dimentichiamo dove abbiamo lasciato le chiavi, e perdiamo completamente la capacità di concentrazione necessaria a concludere un lavoro.

È come se il nostro cervello fosse diviso in due parti, una elabora i brutti ricordi e la sensazione di impotenza e stupidità che abbiamo nel ripensarci in quella situazione del passato, mentre l’altra parte del cervello cerca, arrancando, di tirare avanti nell’adempiere agli impegni del presente.

Dopo qualche ora in queste condizioni, il ricordo della nostra incapacità di gestire gli eventi del passato viene rinforzato dalla vivida constatazione di essere degli incapaci anche nella gestione del presente.
Il ciclo ricomincia giorno dopo giorno fino ad arrivare, ovviamente nei casi più gravi, a sintomatologie ansiose (me la caverò?) e depressive (per me non c’è scampo!).

In quest’ottica è chiaro che capire cosa possiamo fare per limitare i danni è importante.

In un articolo pubblicato nella rivista Cerebral Cortex, i ricercatori hanno esaminato come l’attività cerebrale e le prestazioni in un compito di memoria cambiano quando ai partecipanti viene chiesto di concentrarsi sugli aspetti emotivi o sugli aspetti contestuali di una serie di ricordi spiacevoli innescati ad hoc.

I partecipanti allo studio hanno completato una serie di questionari relativi alla descrizione di eventi traumatici legati al loro passato. Dopo un paio di settimane i partecipanti sono stati invitati a svolgere alcuni compiti di memoria cognitiva mentre la loro attività cerebrale veniva scansionata con la risonanza magnetica funzionale.

I ricercatori, informati sulla storia personale dei soggetti, hanno utilizzato stimoli specifici per innescare le memorie traumatiche descritte loro due settimane prima, mentre i soggetti erano intenti a svolgere dei test cognitivi.

Per metà dei ricordi traumatici innescati i partecipanti sono stati istruiti a concentrarsi sugli aspetti emotivi del ricordo, per l’altra metà i partecipanti sono stati istruiti a spostare l’attenzione verso i dettagli contestuali della memoria.

Quando i soggetti si concentravano sull’aspetto emotivo dei ricordi (su come si sentivano, comprese le sensazioni fisiche) le loro prestazioni cognitive risultavano inferiori rispetto al campione di controllo.

Ma quando si sono concentrati sugli aspetti non emozionali e contestuali, le loro prestazioni sono tornate alla normalità.

Dal punto di vista dell’attività cerebrale si è visto che quando i partecipanti si focalizzavano sull’emozione, aumentava l’attività nelle regioni del cervello coinvolte nell’elaborazione emotiva, e di contro si riduceva l’attività nelle regioni coinvolte nelle funzioni esecutive, come il ragionamento e la memoria.

Tuttavia, quando i partecipanti si sono concentrati sui dettagli contestuali delle loro memorie, si è verificato uno smorzamento dell’attività cerebrale nelle regioni coinvolte nell’elaborazione emotiva e un aumento sia dell’attività che della comunicazione nelle regioni associate al ragionamento, all’attenzione e alla memoria.

È chiaro che quando vengono stimolate le regioni del cervello coinvolte nell’elaborazione delle emozioni, le risorse vengono sottratte dalle regioni che normalmente ci aiutano a rimanere concentrati sul compito da svolgere.

Mantenere l’attenzione concentrata sui dettagli contestuali di ricordi traumatici comporta una ridistribuzione delle risorse cognitive a favore delle aree utili a funzioni mentali quali la memoria, la concentrazione, la progettazione e l’attenzione stessa.

La tecnica di concentrarsi sui dettagli del ricordo traumatico, sottraendo attenzione alla componente emotiva, va intesa come una manovra di prima risposta. Alla quale far seguire, se necessario, altri interventi più strutturati come ad esempio la rivalutazione cognitiva.

Di contro la soppressione, una strategia istintivamente utilizzata nella gestione dei brutti ricordi, andrebbe evitata perché spesso si associa all’esordio di sintomatologie ansiose e depressive.

Invece di sopprimere i ricordi traumatici è meglio guardarli (quando intrudono spontaneamente) con occhio più analitico, con maggiore attenzione ai dettagli, anche a quelli insignificanti.

Ogni volta che, con un atto di volontà, riusciamo a guardare un brutto ricordo concentrandoci solo sugli aspetti contestuali lo indeboliamo. Stiamo riducendo la sua capacità di perturbare il nostro stato emotivo, di innescare quella catena di emozione negative che riescono a farci stare male per ore o giorni.

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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è a Macerata in Via Cincinelli n.41. Potete chiamarmi per un appuntamento al 3280031262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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