Curare l’ansia, le fobie ed il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) comprendendo meglio il ruolo dei “neuroni di estinzione”

combattere la paura

Identificato un gruppo di cellule responsabili dell’attivazione o della soppressione del ricordo di eventi minacciosi e stressanti. Comprendere il funzionamento dei “neuroni di estinzione” potrebbe favorire lo sviluppo di nuove strategie di gestione per l’ansia, le fobie, gli attacchi di panico ed il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Fin dai primi studi sul condizionamento classico (o condizionamento Pavloviano) e dai successivi lavori finalizzati a comprendere meglio il meccanismo dell’estinzione si è notato che alcune memorie, apprese e poi dimenticate, hanno la tendenza a ripresentarsi improvvisamente e senza un motivo apparente.

Quando le memorie in questione sono rappresentate da brutti ricordi o da flashback relativi a vecchi traumi, faticosamente rimossi grazie a lunghe terapie basate sull’esposizione, il loro riemergere a livello di coscienza può avere effetti devastanti per il soggetto che sperava di aver finalmente archiviato quei brutti momenti.

Ma cosa accade nel cervello quando si verifica questo fenomeno, noto con il nome di “recupero spontaneo”?

Recentemente i ricercatori hanno identificato una popolazione di neuroni responsabile di questo riemergere improvviso di memorie, spesso percepito come una vera e propria “ricaduta”.

I “neuroni di estinzione” altro non sono che un gruppo di neuroni nei quali sono registrate le memorie di “estinzione”. Quando questi neuroni sono attivi le memorie di estinzione hanno la meglio sulle memorie traumatiche, quando i neuroni di estinzione sono, per qualche ragione, disattivi le memorie traumatiche riemergono e diventano disponibili per essere processate, a livello cosciente o inconscio.

Le cellule cerebrali responsabili della soppressione dei brutti ricordi, ricordi che spesso hanno il potere di scatenare paure, ansie e fobie, si nascondono nell’ippocampo.

L’amigdala, da sempre associata al concetto generico di paura, è più specificamente legata al riconoscimento e all’individuazione delle minacce nell’ambiente.

Tuttavia è nell’ippocampo che vengono associati i dati relativi agli elementi percepiti come minacciosi con i dati relativi al contesto e agli ambienti nei quali questi elementi sono stati incontrati.

Per esempio, se qualcuno avesse sviluppato una fastidiosa paura dei cani come conseguenza di un morso, potrebbe intraprendere una terapia di esposizione avvicinandosi gradualmente ad una serie di cuccioli innocui.
Poco alla vota le esperienze di vicinanza ad animali sempre più simili al cane che ha generato il trauma tenderanno a creare una serie di memorie rassicuranti.

Questi ricordi, successivi a quello del trauma iniziale, tenderanno a “sovrascrivere” l’informazione “tutti i cani sono pericolosi” con la più rassicurante deduzione: “la maggior parte dei cani sono amorevoli ed affettuosi”.

La terapia dell’esposizione promuove quindi la formazione di nuovi ricordi “rassicuranti” che andranno a coprire quello traumatico.

I nuovi ricordi sicuri sono chiamati “ricordi di estinzione”.

Tuttavia l’estinzione non cancella la memoria della paura originale, crea semplicemente una serie di nuove memorie che vanno a competere con quella associata alla paura. Ciò conseguentemente riduce le probabilità che il ricordo spaventoso venga “ripescato” in memoria.

Nel recente studio viene dimostrato che è nell’ippocampo che sono generate e mantenute sia la memoria relativa alla paura, che quelle “di estinzione”. Il risultato della competizione neuronale tra queste popolazioni di neuroni determinerà l’espressione o la soppressione della risposta di paura.

Dal punto di vista della metodologia, lo studio è stato condotto su una serie di topi inizialmente condizionati a temere un particolare contesto (mediante la somministrazione di un innocuo shock elettrico) e successivamente esposti ad un procedimento di estinzione (nello stesso contesto lo shock è stato rimosso per un numero sufficiente di volte).

Grazie all’optogenetica i ricercatori hanno potuto attivare e disattivare a loro piacere i neuroni coinvolti nelle memorie di estinzione (ottenute mediante il processo dell’esposizione) verificando che, quando le “memorie di estinzione” erano disattivate, le precedenti memorie associate alla paura riemergevano modificando di conseguenza il comportamento degli animali.

La soppressione, ottenuta artificialmente, di questi “neuroni di estinzione” provocava inevitabilmente la riattivazione delle paure (o meglio di tutti i meccanismi associati al riconoscimento ed al tentativo di evitamento della minaccia).

La scoperta può essere utile per capire come mai, in alcuni casi, uno dei metodi principali per trattare i disturbi d’ansia, le fobie, gli attacchi di panico e lo stress post traumatico possa fallire.

La terapia di esposizione si basa sul tentativo di affievolire (estinguere) un ricordo doloroso sovrascrivendolo con una serie di ricordi rassicuranti.
Tuttavia, per quanto numerosi possano essere i ricordi sicuri, ci sarà sempre nel contesto un particolare trigger (stimolo attivatore, ex.: un odore) che ancora è in grado di rinvigorire un vecchio e spaventoso ricordo, archiviato ma mai del tutto eliminato.

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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è a Macerata in Via Cincinelli n.41. Potete chiamarmi per un appuntamento al 3280031262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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