Disturbi del comportamento nei bambini e utilizzo scorretto di smartphone e tablet da parte dei genitori.

cellulare e disturbi del comportamento

I disturbi del comportamento nei bambini sembrano essere correlati con l’utilizzo non corretto di smartphone, tablet e pc da parte dei genitori.
La tecnologia interferisce troppo spesso nel rapporto genitori figli, disturba la comunicazione e genera comportamenti di “protesta” da parte dei bambini.

Disturbi del comportamento e tecno stress: non è necessario che i genitori siano dipendenti dallo smartphone, o dalla tecnologia in generale, per rischiare di compromettere la buona qualità del rapporto con i loro figli, soprattutto se piccoli.

Ammettiamolo, lo smartphone è come un neonato, ha continuamente bisogno di attenzione. Fragile, prezioso, delicato, ma soprattutto bisognoso di cure.

Ecco è arrivato un messaggio su Facebook, eravamo tristi ma dopo averlo letto il mondo ci sorride. Dopo due minuti ecco un sms di lavoro, eravamo allegri, ma ora il capo ci secca con l’ennesima rogna e il mondo torna ad essere un posto bruttissimo dove vivere.

E nostro figlio di tre anni, con il quale stavamo giocando sul tappeto stranamente comincia ad essere lamentoso e irritabile. Smette di giocare e dice che ha sete, fame, sonno e mal di pancia contemporaneamente.

Ma cosa sta succedendo? Sarà malato?

No, l’ipotesi più probabile è che è entrato in competizione con il nostro smartphone per ottenere l’attenzione di cui ha vitale bisogno. E per vincere la battaglia deve diventare più allarmante del suo rivale.

Questa dinamica chiaramente non ha conseguenze gravi se non diviene abituale, in caso contrario il bambino tenderà a sviluppare (ed è fisiologico che sia così) strategie di comportamento chiaramente disfunzionali.

Il fenomeno ha diversi nomi: tecno stress, stress da smartphone, sindrome o cultura dell’always on o, come hanno deciso di chiamarlo gli autori di questa ricerca, tecno interferenza.

Secondo lo studio, condotto dall’università del Michigan e pubblicato su Child Development di maggio 2017, circa la metà dei genitori ha riferito che la tecnologia ha interrotto il tempo dedicato ai bambini in media per più di tre volte al giorno.

Sempre in base ai dati dello studio gli psicologi affermano che è sufficiente un numero limitato di interruzioni per evidenziare una correlazione con il manifestarsi di comportamenti problematici nei bambini.

Tali comportamenti spesso si manifestano con eccessive lamentele legate alla stanchezza, alla noia, alla fame. Con capricci ed esplosioni di rabbia.

La ricerca ha analizzato i dati provenienti da 170 questionari somministrati ai genitori.

Oggetto dei questionari è stato l’utilizzo di dispositivi quali smartphone, tablet, e computer portatili in relazione al tempo passato in famiglia. Un esempio di possibili domande: con quale frequenza controlli il cellulare quando sei a pranzo? Che cosa fai se senti che è arrivato un messaggio mentre giochi con tuo figlio? Ecc …

 

Qualche momento rubato per controllare un paio di messaggi di testo ha un effetto profondo sulla relazione?

Sebbene la ricerca abbia delle limitazioni sia statistiche che metodologiche, il campione è infatti esiguo e lo strumento di indagine si basa su dichiarazioni spontanee, è tuttavia significativa perché pone l’accento su un fatto non così ovvio:

non è necessario che il nostro smartphone squilli in continuazione per avere il potere di rovinare le relazioni faccia a faccia. Quello che conta è che sia in grado di catturare la nostra attenzione e di farci interrompere un gioco, un pranzo o una chiacchierata.

Basta un numero limitato di interruzioni per far capire al bambino che il telefono ha la precedenza su di lui.

Pochi squilli o pochi SMS per farlo sentire minacciato e portarlo ad esibire quei comportamenti che gli adulti trovano tanto fastidiosi (e quindi meritevoli di rimprovero e dunque di attenzione).

Poi il passo è breve, chi ha voglia di sopportare un bambino capriccioso e stressante? Meglio rilassarsi con una delle tante app antistress.

Il problema è che la nostra attenzione non può sdoppiarsi, è come un fascio luminoso che può illuminare solo un piccolo spazio alla volta.

Se siamo always on dal punto di vista lavorativo e delle relazioni sociali, allora ci sono buone probabilità che saremo always off dal punto di vista genitoriale.

E allora che fare? Per prima cosa è necessario aumentare il livello di consapevolezza di quanto spesso e con quali conseguenze la tecnologia, a vario titolo, si frappone tra noi e i nostri figli.

Una prima fase di valutazione è utile per capire se abbiamo un problema o non serve preoccuparsi. Quanto spesso capita che il nostro smartphone interrompa le relazioni familiari? Che “faccia fanno” gli altri quando, nel bel mezzo di un’attività, ci appartiamo per rispondere ad una chiamata? Restiamo concentrati nel gioco con il nostro bambino se ci siamo accorti che è arrivato un messaggio, o magari la testa si affolla di ipotesi su quanto importante potrebbe essere il contenuto del testo?

Nello studio dell’università del Michigan le madri e i padri hanno constatato che i dispositivi interferivano quotidianamente nelle relazioni familiari.

Le donne hanno percepito tali interferenze con maggiore preoccupazione, al contrario gli uomini non sembravano dare importanza alla cosa.

Il 48% dei genitori ha riportato interruzioni da smartphone con frequenza media superiore a tre volte al giorno. Il 24% due volte al giorno e il 17% una sola volta al giorno.

Solo l’11% ha dichiarato di non aver mai subito interruzioni.

La frequenza delle interferenze tecnologiche è correlata con i problemi comportamentali dei bambini valutati in base al resoconto dei genitori.
Al fine di evitare possibili spiegazioni alternative gli sperimentatori hanno controllato ed escluso fattori multipli come lo stress genitoriale, i sintomi depressivi, il livello di scolarizzazione dei genitori e la loro qualità co-genitoriale (intesa come la capacità di sostenersi a vicenda).

 

Cosa possiamo fare?

Se la ricerca fosse condotta in Italia quali sarebbero le percentuali?
Quanto siamo consapevoli dell’urgenza emotiva che si scatena in noi a causa del suono di un sms che arriva?
Che effetto ha quello stato di ansia ed agitazione improvvisa quando si innesta proprio al centro dell’ora che avevamo deciso di regalarci giocando con nostro figlio?

Rispondere onestamente a queste domande ci da la dimensione del problema.

Per quanto riguarda la soluzione, chiaramente non può consistere nel rifiuto della connettività digitale e dei mille vantaggi sociali e lavorativi che la contraddistinguono.

Forse quello che possiamo fare è ricordarci che questi vantaggi hanno un prezzo, prezzo che spesso paghiamo squalificando i rapporti “faccia a faccia”.

Riconoscere i pro ed i contro degli strumenti tecnologici dovrebbe portarci ad assumere un comportamento di tutela simile a quanto raccomandato dall’Accademia Americana di Pediatria. Comportamento che in sintesi prevede la definizione di uno spazio temporale dedicato esclusivamente alla famiglia e quindi protetto dalle interferenze dei vari Facebook, Twitter, LinkedIn,  Pinterest, Instagram, Flickr ecc… ecc… ecc…

Link Fonte

Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è in Viale Martiri della Libertà, 28 a Macerata. Potete chiamarmi per un appuntamento al 328 00 31 262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

Lascia un commento