I bambini che cercano con ostinazione di dare un senso al trauma che hanno vissuto sono più soggetti al rischio di sviluppare un disturbo post traumatico da stress

disturbo post traumatico da stress nei bambini

I bambini hanno maggiori probabilità di sviluppare un Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) a seguito di un trauma se tendono a credere che la loro reazione agli eventi non sia “normale” e, soprattutto, se si “fissano” nel vano tentativo di voler attribuire un significato logico (di tipo causa effetto) a situazioni che spesso sono solo casuali.

La maggior parte dei bambini si riprende bene dopo un evento traumatico, tuttavia alcuni sviluppano un disturbo che può persistere per mesi, anni ed, a volte, accompagnarli fino all’età adulta.

In base ai risultati di un recente studio sembra che i fattori che hanno maggiore peso sull’esordio di un eventuale disturbo post traumatico da stress siano legati all’elaborazione cognitiva del trauma.

I bambini che mostreranno maggiori difficoltà saranno quelli che, a seguito del trauma, percepiranno le loro reazioni come “non normali”, tenderanno a considerarsi in qualche modo “sbagliati” e cercheranno, ostinatamente, di dare un “senso logico” ad eventi che spesso sono oggettivamente imprevedibili.

Si parla di Disturbo da stress post-traumatico quando il soggetto esposto, direttamente o indirettamente, ad un evento traumatico (Criterio A) sviluppa una serie di sintomi quali:

  • ri – sperimentazione, cioè pensieri intrusivi, flashback ed incubi spesso innescati trigger ambientali che in qualche modo ricordano il momento traumatico (Criterio B)
  • evitamento, che consiste in una strategia attiva finalizzata ad allontanarsi da ogni situazione che possa in qualche modo ricordare l’evento spiacevole (Criterio C) e far rivivere così il dolore ad esso associato (l’evitamento è una strategia di coping non soggetta ad estinzione, e quindi particolarmente insidiosa poiché spesso costringe il soggetto in una zona “sicura” sempre più limitata)
  • alterazione significativa dei pensieri e delle emozioni spesso associata a disturbi della memoria; il soggetto tende a sviluppare una pessima immagine di se, caratterizzata da sentimenti di colpa, rabbia e vergogna (Criterio D) e ciò lo porta ad una progressiva rinuncia nei confronti delle attività che in precedenza riteneva gratificanti
  • iperattivazione (arousal) difensiva, il soggetto è in costante stato di allerta. Le risposte fisiologiche che preparano il corpo alla lotta o alla fuga (ed ancora prima al freezing) sono perennemente attive. Il corpo è sempre pronto all’azione, con evidenti ricadute sia di tipo fisiologico che comportamentale (Criterio E)

Inoltre, questa sintomatologia deve persistere per più di un mese (Criterio F), deve creare sofferenza e deve interferire con il normale funzionamento della persona (Criterio G).

I sintomi del disturbo post traumatico da stress possono essere considerati normali se non durano poco.

Il cervello, attraverso ricordi intrusivi, incubi e flashback, nonché attraverso una iper attivazione dei sistemi di difesa e di rilevamento delle minacce, semplicemente cerca di scongiurare ulteriori, possibili, rischi.

In fondo, tutto il sistema nervoso è “progettato” sostanzialmente per evitare pericoli ed allocare risorse. Quindi è perfettamente logico che, quando viene sconvolto da una (grave) minaccia, tende a reagire con forza per massimizzare le probabilità di sopravvivenza.

Tuttavia, se la reazione di protezione e vigilanza perdura per troppo tempo diventa pericolosa in quanto in contrasto con lo svolgimento dei compiti necessari alla sopravvivenza.

Parafrasando Paracelso, potremmo dire che anche per il DPTS “è la dose che fa il veleno”. Comportamenti perfettamente normali a pochi giorni dal trauma diventano sintomi se perdurano per troppo tempo perché vanno ad intaccare le risorse fisiologiche e cognitive necessarie alla vita.

Nel tentativo di capire come mai alcuni bambini superano apparentemente senza conseguenze anche le situazioni più brutte, mentre altri sono schiacciati dai ricordi e dal senso di colpa, il gruppo di ricerca ha studiato le reazioni di oltre 200 bambini, di età compresa tra gli otto e i 17 anni, che hanno fatto accesso al pronto soccorso ospedaliero a seguito di un incidente traumatico (incidenti automobilistici, aggressioni, attacchi di cani e altre emergenze mediche).

Questi giovani sono stati intervistati e valutati per il disturbo post traumatico da stress in due momenti diversi, una prima volta tra le due e le quattro settimane dal trauma, ed una seconda volta dopo circa due mesi.

A seguito di queste valutazioni è stato possibile suddividere i bambini in tre gruppi:

  1. un gruppo “resiliente” i cui membri non hanno mai mostrato sintomi significativi di stress post traumatico
  2. un gruppo “di recupero” i cui membri hanno mostrato sintomi di stress durante la prima valutazione, fatta tra le due e le quattro settimane, ma sono risultati “sani” in sede di seconda valutazione
  3. ed un gruppo “persistente” i cui membri  hanno mostrato sintomi significativi in ​​entrambe le valutazioni.

Il gruppo di ricerca ha inoltre esaminato altre variabili come ad esempio: la disponibilità di supporto sociale e la presenza di ulteriori fattori di stress.

È emerso che i sintomi del disturbo post traumatico sono abbastanza comuni nei primi giorni dopo l’incidente, tuttavia la paura e la confusione tipica dei soggetti traumatizzati tende nella maggior parte dei casi a diminuire con il passare del tempo.

La maggior parte dei bambini e dei giovani infatti si è ripresa naturalmente senza bisogno di alcun intervento.

È interessante notare, a tal proposito, che la gravità delle lesioni fisiche, nonché la serietà, “oggettivamente” valutabile, del trauma subito non sono stati utili per poter predire lo sviluppo di una successiva sintomatologia post traumatica.

È la percezione della gravità del trauma, non la sua oggettiva pericolosità che conta. Lo stesso discorso vale per la disponibilità del supporto esterno e per la compresenza di ulteriori stress ambientali.

Ciò che conta è quanto il soggetto “sente” che gli altri sono disposti ad aiutarlo e quanto stress si sente capace di sopportare, più della reale disponibilità di sostegno o della maggiore o minore pressione che l’ambiente esercita su di lui.

Ciò che sembra accomunare i soggetti vittime del disturbo post traumatico da stress è la convinzione di non essere adeguati, di non essere “normali”. Di avere reazioni inefficaci ed inadatte per gestire la situazione.

I bambini che non hanno superato il trauma sono quelli che hanno passato più tempo nel tentativo di dare un senso logico a ciò che è accaduto.

La ricerca spasmodica di una relazione di causa effetto, di un perché, li ha purtroppo condotti verso l’esaurimento delle risorse mentali che in quel particolare momento della loro vita erano indispensabili per il buon funzionamento di altri e più urgenti processi cognitivi.

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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è a Macerata in Via Cincinelli n.41. Potete chiamarmi per un appuntamento al 3280031262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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