Il lavoro di cercare lavoro. Gestire la disconferma e l’esclusione sociale.

Cercare lavoro

Chi è alla ricerca di un posto di lavoro lo sa bene, la cosa più odiosa consiste nel sentirsi dire “le faremo sapere” ed avere la consapevolezza che nessuno vi farà sapere nulla.

In termini psicologici ogni curriculum vitae consegnato a mano o inviato via mail che non riceve risposta rappresenta una forma più o meno pesante di disconferma. E la disconferma è, per un animale sociale come l’uomo, la punizione più crudele.

Non stupisce quindi che molti, dopo una serie di tentativi infruttuosi, decidano di interrompere in modo più o meno definitivo la ricerca di un lavoro.

Chi è in cerca di occupazione deve infatti gestire due aspetti legati all’esclusione:
il primo riguarda la percezione di essere escluso dal gruppo al quale sente di dover appartenere, quello dei lavoratori, con relativo bagaglio in termini di senso di colpa ed inadeguatezza.
Il secondo aspetto è legato al meccanismo per il quale ogni tentativo di accedere al gruppo dei lavoratori che non va a buon fine viene (quasi sempre) seguito da una dolorosa disconferma, reale o virtuale che sia.

Disconferma che è, a tutti gli effetti, una “punizione” capace di inibire (rendere meno probabile) il comportamento che l’ha generata.

Una recente studio ha mostrato che il dolore causato da una disconferma può essere attenuato da una quantità anche minima di attenzione. Dopo aver sperimentato l’esclusione sociale è sufficiente infatti una quantità bassissima di attenzioni per ridurre gli effetti delle emozioni negative.

Anche commenti negativi o insensati rappresentano forme di attenzione e sono di conseguenza validi per migliorare lo stato d’animo di chi è sottoposto ad esclusione.

La ricerca è stata condotta dall’Università Svizzera di Basilea e dalla Purdue University (USA – Indiana) e pubblicata sul Personality and Social Psychology Bulletin

Se c’è più di un candidato per un solo posto di lavoro, tutti ad eccezione naturalmente del vincitore, devono inevitabilmente essere respinti. Questo rifiuto, assimilabile all’esclusione sociale, spesso suscita emozioni negative.

L’esclusione sociale minaccia il soddisfacimento di bisogni fondamentali come quello di appartenenza, autostima e controllo.

Lo studio ha cercato di identificare quali fattori possano ridurre i danni psicologici di questa inevitabile lotta per la sopravvivenza ricreando condizioni di esclusione sociale con soggetti che volontariamente hanno deciso di prendere parte all’esperimento.

Tutti i dati hanno dimostrato che anche piccoli segnali di integrazione ed attenzione riducono lo stress conseguente all’esclusione.

La cosa interessante è che anche le critiche e i rifiuti hanno avuto la capacità di normalizzare lo stato emotivo dei soggetti che si sentivano esclusi.

Questo porta a due considerazioni di carattere pratico:

la prima, ogni azienda dovrebbe fare lo sforzo di rispondere a chi si candida per un posto di lavoro anche con un semplice “No, grazie” inviato via mail;

la seconda, molti rapporti interpersonali apparentemente assurdi perché connotati dallo scambio continuo di offese e ingiurie in realtà sono perfettamente comprensibili nell’ottica del considerare un feedback negativo sempre e comunque preferibile a nessun feedback.
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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è in Viale Martiri della Libertà, 28 a Macerata. Potete chiamarmi per un appuntamento al 328 00 31 262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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