Il rischio di dipendenza da marijuana o da droghe stimolanti, come le anfetamine e la cocaina, può essere previsto analizzando lo stile del processo decisionale.

Dipendneza da cocainaL’uso occasionale di droghe stimolanti a scopo “ricreativo” è un importante problema di salute pubblica tra i giovani adulti, poiché almeno il 16% tra coloro che sperimentano occasionalmente le sostanze stupefacenti, sviluppano in seguito una tossico dipendenza.

Perché l’uso occasionale di droga si trasforma in una dipendenza patologica in alcune persone, ma in altre no?

In un recente studio si è cercato di determinare se attraverso misurazioni di tipo comportamentale e neurofisiologico sia possibile identificare chi svilupperà, a partire da un uso occasionale, una vera e propria dipendenza da sostanze stupefacenti.

144 soggetti, tutti consumatori occasionali di anfetamine o cocaina, sono stati sottoposti ad un test cognitivo comportamentale (Risky Gains Task) al fine di valutare la loro tendenza a preferire scelte di tipo rischioso o sicuro.

Contemporaneamente sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale per misurare l’attività delle diverse regioni cerebrali durante il processo decisionale.

I soggetti che successivamente (3 anni dopo) hanno sviluppato problemi di tossico dipendenza mostravano le seguenti caratteristiche:

  1. Avevano la tendenza a prendere decisioni più rischiose dopo una vincita (meno prudenti).
  2. Mostravano una minore attività cerebrale nelle zone frontali, insulari e striatali in relazione alla vittoria o alla sconfitta dopo aver effettuato una scelta rischiosa (minore elaborazione delle conseguenze).
  3. Mostravano bassa attivazione delle zone talamiche ma iper attivazione delle zone temporooccipitali in risposta alla possibilità di perdere piuttosto che alla possibilità di vincere.
  4. Inoltre, minore attività cerebrale in relazione alle scelte avventate piuttosto che alle decisioni prudenti nelle aree frontale e striatale predicono un maggiore rischio di dipendenza da marijuana.

Quindi una affievolita attività fronto – striatale durante le scelte rischiose evidenzia una vulnerabilità per la dipendenza da marijuana. Mentre una bassa attività fronto – striatale durante la valutazione delle conseguenze delle scelte avventate (incapacità di imparare dall’errore) lascia prevedere una vulnerabilità per sostanze stimolanti come le anfetamine e la cocaina.

La sinergia tra valutazioni cognitivo comportamentali e l’utilizzo ti tecniche neurofisiologiche come la risonanza magnetica funzionale durante la fase di decision making può essere uno strumento valido per identificare i soggetti ad alto rischio di dipendenza da marijuana o da anfetamine e cocaina.

I risultati della ricerca suggeriscono che alcuni “modelli di cervello” potrebbero essere maggiormente vulnerabili alla dipendenza rispetto ad altri.

Allora che fare?

Appena si intravedono i primi sintomi di una possibile dipendenza potrebbe essere di grande aiuto intervenire con una terapia psicologica. È infatti innegabile che, seppure esistono differenze anatomico funzionali tra individuo e individuo, è spesso possibile, grazie alla plasticità del cervello, ottenere buoni risultati con le giuste strategie.

A questo riguardo mi sento di consigliare la lettura del libro “La vita emotiva del cervello” di Richard Davidson.

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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è a Macerata in Via Cincinelli n.41. Potete chiamarmi per un appuntamento al 3280031262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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