Neuroni specchio e dilemmi morali.

neuroni specchio e scelte moraliLa maggiore o minore attivazione dei neuroni specchio è sufficiente a predire le nostre scelte in caso di dilemmi morali.

Se il nostro approccio ai problemi etici e morali è di tipo deontologico o utilitaristico dipende dal livello di attivazione dei neuroni specchio.

Alcuni esempi per capire meglio:

Situazione A.

C’è un tram che corre senza freni giù dalla collina. Se nessuno interviene investirà 5 persone che sono sulla sua traiettoria. Tu, e solo tu, hai la possibilità di deviarne il percorso tirando una leva, tuttavia il tram colpirà comunque una persona che si trova nella traiettoria alternativa. Che fai? Tiri la leva sacrificando una persona per salvarne 5?

Situazione B.

Stesso tram, stessa collina. Ci sono sempre 5 persona da salvare. Ma in questo caso per salvarle non è più disponibile una leva di scambio. L’unico modo possibile consiste nel dare una spinta ad un signore particolarmente grasso che si trova sopra un ponte e che cadendo, cadrebbe proprio sulle rotaie dove sta per passare il tram. Il tram arresterebbe la sua corsa, in modo sicuro e morbido e le 5 persone sarebbero salve. Che fai spingi il signore sovrappeso giù dal ponte o no? 

Situazione C.

Sei un medico chirurgo e vivi in un isola sperduta dove 5 persone hanno immediato bisogno di un trapianto di organi. Solo tu puoi salvarle, ma l’unico modo che hai per compiere l’impresa consiste nel sottrarre gli organi di cui hai bisogno ad una sesta persona che è venuta da te per curare un semplice raffreddore. Se decidi di utilizzare gli organi hai la certezza assoluta che gli altri 5 vivranno. Che fai?

Utilitarismo o deontologia.

Le tre situazioni descrivono tre dilemmi morali. Le situazioni sono puramente teoriche, quindi è implicito che vanno intese come svincolate da preoccupazioni di tipo legale.

Tuttavia, se ragioni come la maggior parte delle persone probabilmente ti sarai sentito in dovere di tirare la leva nella situazione A. Si tratta di un semplice calcolo utilitaristico, 5 persone valgono più di una. Nessuna esitazione dunque.

Al contrario nella situazione B, le cose si fanno ad un tratto più difficili. Immagini le tue mani mentre spingono il signore giù dal ponte, riesci quasi a sentire la consistenza morbida della sua schiena ed è quasi come se vedessi la sua faccia mentre si volta e ti guarda con incredulità e paura.

O forse queste immagini non sono neanche arrivate a livello di coscienza, tuttavia la decisione è già presa. Mai e poi mai io potrei buttare giù qualcuno da un ponte, anche se per salvare altre vite umane.

Dal punto di vista utilitaristico la situazione è identica al tirare la leva ma dal punto di vista morale, c’è qualcosa dentro di te che si rifiuta. È il corpo che grida il suo sdegno.

Diciamo che la decisione segue un paradigma deontologico (ciò che si deve o non si deve fare) ma in realtà è come se sentissimo il corpo che parla, in una sorta di moto di repulsione che ci costringe a ritrarci.

Nell’ultima situazione sei costretto ad immaginare le tue mani, armate di bisturi, mentre tagliano il corpo di un innocente ed asportano gli organi ancora caldi. Magari riesci anche a vedere la faccia inerme del poverino che si è sacrificato per il bene comune.

Anche in questo caso non è necessario che tu abbia consapevolezza di aver visualizzato la sofferenza dell’altro, la tua decisione sarà comunque di non intervenire. Di lasciare che le cose seguano il loro corso naturale.

Cosa influenza le nostre decisioni? Perché in un caso riteniamo giusto, quasi eroico, sacrificare un individuo per salvarne 5, mentre negli altri casi (dal punto di vista razionale del tutto equivalenti) vorremmo non essere coinvolti e ci rassicuriamo pensando che “in fondo è giusto le cose vadano come devono andare”?

In un recente studio si suggerisce che parte della risposta possa assere ricercata nei neuroni specchio. In quel mirabile meccanismo neuronale per il quale se vedo qualcuno soffrire, in parte soffro anche io. E soffro non perché sono “bravo e buono” (livello cognitivo), ma perché nel mio cervello si attivano automaticamente le stesse aree che si sarebbero attivate se fossi stato io a provare dolore (livello neuronale).

Nello studio si cerca di trovare una correlazione tra livelli di attivazione dei neuroni specchio in risposta a stimoli emotivamente rilevanti e tendenza all’utilizzo di logiche utilitaristiche vs deontologiche nella scelte in caso di dilemmi morali.

È possibile predire la tendenza ad effettuare scelte morali sulla base del livello di attivazione dei neuroni specchio.

Detto in altri termini, il livello di attivazione dei neuroni specchio fornisce informazioni sul processo decisionale che le persone utilizzeranno nel caso di dilemmi morali.

L’esperimento.

Una breve descrizione dell’esperimento renderà più chiara l’importanza della ricerca:

  • quando guardiamo qualcuno mentre prova dolore abbiamo una sorta di sussulto interno, una reazione “empatica” che prende il nome tecnico di “risonanza neurale”.
  • i neuroni specchio sono responsabili della “risonanza neurale”.
  • può la maggiore o minore “risonanza neurale” essere coinvolta nel processo decisionale in caso di dilemmi morali?
  • 19 volontari hanno visionato dei video nei quali un ago penetrava nella mano di un soggetto e contemporaneamente l’attività del loro cervello è stata scansionata con risonanza magnetica funzionale.
  • a distanza di tempo i volontari sono stati sottoposti ad una varietà di dilemmi morali simili a quelli esposti in precedenza.
  • i ricercatori hanno ipotizzato che le persone con maggiore “risonanza neurale” (l’equivalente dell’empatia ma misurata con strumenti oggettivi) avrebbero avuto maggiori difficoltà a compiere scelte utilitaristiche preferendo l’approccio deontologico anche se a scapito del bene comune.
  • l’ipotesi è stata confermata dai dati. Le persone con una maggiore attività nella corteccia frontale inferiore, una parte del cervello essenziale per l’empatia e l’imitazione, erano meno disposte a causare un danno diretto anche se per il bene comune, come ad esempio spingere un uomo dal ponte per salvarne 5.

Gli scienziati potrebbero quindi, se fosse consentito loro, identificare  in modo oggettivo chi tra di noi ha il piglio di Winston Churchill  e chi no.

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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è a Macerata in Via Cincinelli n.41. Potete chiamarmi per un appuntamento al 3280031262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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