Non litigate di fronte ai bambini!

litigare di fronte ai bambiniLa vita di coppia non è sempre facile. Bisogni contrastanti, tradizioni familiari incompatibili e opinioni discordanti spesso portano a momenti di tensione e conflitto.
Ma cosa fare quando i bambini ci guardano? Meglio litigare o far finta di niente?

È giuso litigare d’avanti ai bambini? Da sempre la tradizione popolare e gli specialisti sono d’accordo nel suggerire che è meglio preservare i bambini dallo spettacolo poco edificante dei genitori che litigano.

Tuttavia un recente studio afferma che è meglio esprimere le emozioni negative in modo sano piuttosto che nasconderle dietro una facciata di perbenismo.

Lo studio è stato condotto su un campione di 109 genitori, per metà uomini e per metà donne.

Gli adulti sono stati sottoposti ad una condizione stressante (parlare ad un pubblico disinteressato ed ostile) e poi sono stati invitati a condividere un compito con i propri figli.

L’attività con i bambini, di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, era identica per tutti i soggetti. Dovevano semplicemente assemblare un progetto con i mattoncini.
Lo scambio comunicativo tra adulti e bambini è stato assicurato dal fatto che i bambini potevano leggere le istruzioni ma non potevano toccare le Lego, mentre gli adulti potevano montare il gioco ma non avevano accesso alla guida.

I genitori sono stati divisi, mediante selezione casuale, in due gruppi.
Ai soggetti del primo gruppo è stato chiesto di non mostrare le emozioni negative, provate in conseguenza della condizione stressante, mentre ai soggetti del secondo gruppo è stata lasciata la libertà di essere spontanei.

Gli sperimentatori hanno valutato quindi i comportamenti delle coppie genitore – bambino durante il compito che li obbligava ad una stretta collaborazione, facendo particolare attenzione allo stile comunicativo, alla reattività, al calore umano ed in generale alla qualità delle interazioni.

Inoltre, sia gli adulti che i bambini sono stati monitorati attraverso alcune misurazioni biologiche. Una serie di sensori ha tenuto traccia della frequenza cardiaca, del ritmo della respirazione, del livello di stress, ecc.

Combinando i dati si è visto che l’atto di provare a sopprimere le proprie emozioni ha reso i genitori meno asserivi nei confronti dei bambini.
Gli adulti impegnati nel compito di filtrare il vissuto emotivo negativo hanno dato meno feedback ai propri figli. E ciò ha causato un “irrigidimento” dello stile relazionale anche da parte dei minori.
È come se i bambini, intuendo la presenza di emozioni negative nascose dietro lo “strano silenzio” dei propri genitori, abbiano reagito aumentando il loro livello di allerta.

Il turbamento dei bambini, causato dall’angoscia e dall’ansia di dover decifrare uno stato emotivo non chiaro del quale non era possibile immaginare la causa, è stato più forte quando il genitore che aveva il compito di sopprimere le emozioni era la madre.

Non è dimostrato il motivo per il quale i bambino sembrano essere più sensibili alla soppressione emotiva da parte delle madri, tuttavia è facile immaginare che, a causa delle norme culturali più diffuse, i bambini non si stupiscano più di fronte ad un uomo che “abilmente” sopprime le proprie emozioni.

E, per lo stesso motivo, possiamo ipotizzare che la capacità, culturalmente appresa, degli uomini di sopprimere le proprie emozioni (e quindi di lasciare meno tracce) sia migliore rispetto a quella delle donne.

Ci sono dozzine di studi che evidenziano la particolare abilità, da parte dei bambini, nel decodificare lo stato emotivo dei loro genitori a partire da indizi insignificanti.

I bambini sono bravissimi nel raccogliere tracce di emozioni, dalle quali tentano poi di ricavare il quadro generale dello stato emotivo delle figure di riferimento.

Se “sentono” che c’è qualcosa che non va, se percepiscono una variazione nelle infinite sfumature della comunicazione non verbale, i bambini entrano automaticamente in allarme (ansia).

Ciò potrebbe generare uno stati di agitazione eccessivo rispetto alle reali cause che hanno portato alla perturbazione emotiva nei loro genitori.

Ansie, angosce, paure e dubbi che potrebbero essere evitate dando accesso ai minori alle informazioni mancanti.

Dal punto di vista degli autori la linea di condotta migliore consiste nel far vedere ai bambini tutto il processo emotivo: dalle cause che generano lo stato negativo, passando per la gestione delle emozioni fastidiose fino ad arrivare alla fase finale, quando finalmente l’adulto perturbato torna ad essere calmo.

Ciò avrebbe la funzione di allenamento emotivo. Il bambino avrebbe così modo di esercitarsi nell’osservare tutta la traiettoria degli stati d’animo dei suoi care giver.

Questa osservazione “aperta” della meccanica degli stati emotivi favorisce la comprensione del fatto che ogni emozione, per quanto negativa, ha una fine.
Ma soprattutto aiuta il bambino nel prevedere quanto a lungo questa emozione resterà li ad intossicare l’aria di casa.

I bambini devono poter prevedere nel modo più accurato possibile gli stati emotivi dei genitori. Per aumentare le loro capacità di previsione è necessario che possano osservare l’intero ciclo di vita delle emozioni dei loro cari.
Devono poter capire se la mamma è arrabbiata o triste e, quando possibile, devono sapere cosa ha fatto arrabbiare la mamma e cosa l’ha resa triste. Come sta la mamma quando prova rabbia e quando prova tristezza.
Cosa fa la mamma per gestire le sue emozioni.
Cosa funziona e cosa no.

Tutto ciò ha però senso in un contesto sufficientemente sano. Se il clima familiare è abitualmente stabile e solo occasionalmente perturbato, allora ogni perturbazione potrà essere utilizzata come allenamento per imparare a gestire le emozioni.

Tuttavia, così come per l’allenamento fisico, anche per l’allenamento emotivo è necessario un tempo di riposo tra una sessione e l’altra.
In contesti eccessivamente conflittuali non ha alcun senso sovraesporre i minori alla litigiosità tossica degli adulti.

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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è a Macerata in Via Cincinelli n.41. Potete chiamarmi per un appuntamento al 3280031262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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