Per essere pazienti abbiamo bisogno di serotonina e non solo …

pazienza e serotoninaLa capacità di aspettare, di sopportare con calma e serenità i momenti di disagio nella convinzione che prima o poi saremo ricompensati è mediata, nel sistema chimico del cervello, da una sostanza: la serotonina.

Io so pensare. So aspettare. So digiunare…
Scrivere è bene, pensare è meglio. L’intelligenza è bene, la pazienza è meglio.
Siddharta, Hermann Hesse

Quante volte magari in macchina incolonnati nel traffico, in attesa alle Poste o in fila alla cassa del supermercato, ci accorgiamo che il nostro umore cambia. Diventiamo irritabili, scostanti, ed il nostro cervello oscilla fastidiosamente tra la volontà di rimanere, perché confida in una rapida risoluzione dell’attesa, ed il desiderio di andare rinunciando al soddisfacimento del bisogno.

Quando decidiamo di abbandonare spesso lo facciamo nella convinzione che la nostra paziente attesa non sarà ripagata. Il premio sembra troppo lontano o comunque non così importante da meritare il sacrificio che stiamo compiendo.

Nel nostro cervello i calcoli indicano che non saremo premiati o che, in ogni caso, il gioco non vale la candela. Tuttavia, questo è solo uno scenario. Una previsione mentale di come andranno le cose.

Di conseguenza, se modificassimo la chimica delle comunicazioni neuronali potremmo modificare anche la tonalità degli scenari prodotti dalla mente. Aumentando i livelli di serotonina potremmo indurre il cervello ad una visione più ottimistica e quindi ad una maggiore disponibilità all’attesa.

È proprio questo l’oggetto di un recente studio condotto sui topi: l’effetto neuro modulatore della serotonina sulla capacità di rimanere “pazienti” in attesa di un premio.

Gli autori hanno analizzato il comportamento dei roditori sotto l’influenza della serotonina. La serotonina è un è un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello e in altri tessuti a partire dal triptofano.

Nel sistema nervoso centrale, la serotonina svolge numerose funzioni tra le quali: la regolazione del tono dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità.

La capacità della serotonina di influenzare il comportamento umano l’ha resa uno strumento chiave nel trattamento delle sintomatologie depressive attraverso l’utilizzo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Gli SSRI sono una classe di psicofarmaci che rallentano il riassorbimento della serotonina mantenendola “attiva” nel cervello.

Nel recente studio i topi sono stati addestrati a svolgere un compito per ottenere una ricompensa alimentare: posizionare il loro naso in una piccola buca ed aspettare. Dopo un tempo prestabilito, la ricompensa è stata consegnata.

In una prima fase dell’esperimento, il team di ricerca ha utilizzato un metodo chiamato optogenetica per stimolare i neuroni a produrre serotonina in una area specifica del cervello chiamata nuclei del rafe (DRN).

Il risultato è stato che, aumentando l’attività dei neuroni serotoninergici si è ha aumentata drasticamente anche la quantità di tempo che i topi erano disposti ad aspettare per ottenere una ricompensa.

In una seconda fase dell’esperimento si è cercato di capire in che modo la serotonina influenza il comportamento quando non c’è la certezza del premio. I topi avrebbero aspettato il cibo indipendentemente dalla probabilità e dal tempo di attesa?
O, in caso di basse probabilità di ottenere la ricompensa, si sarebbero comunque arresi?

Le nuove prove dimostrano che ci sono dei limiti alla capacità della serotonina di migliorare la pazienza.

Quando la probabilità di essere ricompensati era del 75% il tempo di attesa è stato prolungato, come previsto dalla prima fase dell’esperimento.

Tuttavia nei test che prevedevano ricompense solo nel 50% o nel 25% dei casi l’aumento della serotonina non ha avuto alcun effetto.

L’effetto “pazienza” funziona solo quando il topo pensa che ci sia un’alta probabilità di ottenere la ricompensa.

Come prevedibili i topi hanno aumentato i tempi di attesa anche nelle situazioni in cui era più difficile prevedere le probabilità di essere gratificati.
È come se la stimolazione con la serotonina ha aumentato la convinzione dei topi di trovarsi in una prova ad elevata probabilità di ricompensa, e ciò ha ritardato l’abbandono aumentando le speranze.

Questi risultati potrebbero aiutare a spiegare il motivo per il quale il trattamento combinato della depressione con antidepressivi (SSRI) e terapia psicologica è nettamente più efficace del solo trattamento farmacologico.

La motivazione necessaria per portare a termine una terapia psicologica è potenziata dall’effetto di maggiori quantità di serotonina in circolo.

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Dott. Leonardo Corsetti

Psicologo Psicoterapeuta. Sono specializzato in Terapia Familiare Sistemica e appassionato divoratore di pubblicazioni relative alla Psicologia Evoluzionistica e alle Neuroscienze. A partire da questi schemi concettuali tratto i principali disturbi psicologici come ansia, fobie, attacchi di panico, depressione ecc... sia in sedute individuali che di coppia o familiari. Il mio studio è a Macerata in Via Cincinelli n.41. Potete chiamarmi per un appuntamento al 3280031262 o inviarmi una mail all'indirizzo leonardo.corsetti@gmail.com

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