Che cosa è la terapia familiare?

Rappresentazione grafica del concetto di circolarità
Il primo passo per spiegare cosa è la terapia familiare sarebbe quello di darne una definizione, passo tutt’altro che semplice a causa della sua evoluzione storica. A differenza della psicoanalisi infatti, la terapia familiare si sviluppa come movimento policentrico con molti punti di origine, talvolta interconnessi ma spesso indipendenti. Seguendo le idee di De Shazer si potrebbe comunque affermare che:

Terapia della famiglia è l’insieme di tutti i modelli di intervento che in qualche modo si pongono come obbiettivo, sia pure seguendo teorie, prassi e tecniche diverse, la cura (nel duplice senso di “curare” e di “prendersi cura”) di famiglie piuttosto che di individui, lavorando sulle loro interazioni emotive e cognitive.

 

  Il secondo passo consiste nel delinearne i confini evidenziandone le differenze con le professioni che apparentemente hanno gli stessi obbiettivi; non è difficile differenziarla dalla terapia individuale e di gruppo, ma la linea di confine si mostra meno chiara se prendiamo in esame approcci come la terapia di coppia, la consulenza matrimoniale, la consulenza familiare, la terapia sessuale e la mediazioni familiare.

  • La terapia di coppia si differisce da quella di famiglia per la definizione dell’entità da curare: la terapia di coppia è volontariamente limitata ai partner e si occupa di un problema interattivo che di rado viene considerato “patologia”, al contrario nella T.F. (terapia familiare) spesso si prende in esame un problema/disturbo, più o meno grave, emerso in un individuo, ma maggiormente comprensibile se ricollocato nell’ambito delle interazioni familiari.
  • La consulenza prematrimoniale può essere definita come preventiva; nelle famiglie non sono presenti problemi psichiatrici o psicopatologici ma si lavora per migliorare la qualità dei rapporti. All’estremo opposto si colloca la terapia del divorzio, ridefinita in seguito come mediazione familiare. La terapia del divorzio “può essere definita come il trattamento relazionale che si focalizza sull’indebolimento della funzione del legame coniugale, fino all’obbiettivo finale del suo dissolvimento” (Sperenkle, 1986, p. 130).
  • La mediazione familiare rende ancora più chiara la finalità non terapeutica del lavoro sulle coppie divorziate: “Ha l’obbiettivo di permettere che si realizzi la rottura di una coppia senza che ci sia un perdente, offrendo ai genitori la possibilità di precisare i loro desideri, le loro posizioni in quanto padre e madre accanto ai diritti e doveri” (Babu, 1998, p. 19). Il mediatore familiare si configura quindi come un negoziatore e non come un terapeuta.
  • Infine la terapia sessuale e la consulenza familiare sono quelle che più si avvicinano all’ambito sanitario senza però addentrarsi nella così detta patologia, la prima si pone come obbiettivo la risoluzione di eventuali disfunzioni sessuali la seconda prevede una relazione di collaborazione simmetrica fra consulente e cliente, lasciando però la responsabilità delle scelte a quest’ultimo.

Caratteristica comune a tutti gli interventi fin qui descritti è di occuparsi di quello che si potrebbe definire disagio familiare senza addentrarsi nel campo della patologia. La T.F. non si occupa di “disagio familiare”, ma neppure di “patologie familiari” intese come entità nosografiche distinte dalle “patologie individuali”.

La T.F. concepisce i sintomi dell’individuo come parte di un contesto relazionale composto da “individui sani”. Nell'ottica sistemica non esistono, nel senso che non sono concepibili, patologie individuali: ogni patologia, disturbo o problema è una patologia, disturbo o problema del sistema e il sistema di riferimento è spesso quello familiare, ma può anche ampliarsi per includere contesti più ampi.