Come fare quando si è costretti a convivere con persone difficili.

ignorare-la-rabbia
Essere costretti ad avere a che fare con chi è costantemente arrabbiato non è una bella sensazione, e potrebbe in breve tempo diventare una forte fonte di stress.

Ma se riusciamo a “dire a noi stessi” che la persona inferocita che abbiamo di fronte ha semplicemente avuto una brutta giornata, e che quindi non vuole aggredirci ma sta semplicemente "sfogando un po’ di tensione", molto probabilmente riusciremmo a preservarci non solo dal reagire male, ma anche dal provare emozioni negative.

Questo è ciò che evidenzia un nuovo studio che verrà pubblicato nella prossima uscita di Psychological Science.

Una strategia comunemente suggerita dagli psicologi cognitivo comportamentali, nel corso delle terapie psicologiche, consiste nel trovare un'altra chiave di lettura per interpretare un evento altrimenti emotivamente sgradevole, in sostanza nel ristrutturare cognitivamente il contesto.

Per esempio, se si è a contatto con una persona costantemente arrabbiata e scontrosa, potrebbe essere utile immaginare che quella persona soffra a causa di una diagnosi medica sfavorevole, a causa di problemi familiari con il partner, o a causa di forti debiti da dover pagare.

In sostanza dovremmo sforzarci di rielaborare la rabbia e l’aggressività che percepiamo nel soggetto con il quale siamo costretti ad intrattenerci immaginando che non sia in alcun modo legata a noi e tantomeno al nostro comportamento.

Alcuni ricercatori della Stanford University hanno voluto verificare in modo sperimentale l'efficienza e la “velocità” di questa strategia cognitiva nel gestire le emozioni.

È come se nel cervello siano in gara due messaggi: il primo contenente le informazioni emotive, e il secondo, cognitivo, contenente le informazioni per reinterpretare il contesto.

Le informazioni collegate alla componente emotiva procedono dalla parte centrale e arcaica del cervello verso la zona frontale, al contrario le informazioni relative alla ristrutturazione cognitiva vengono generate nella zona frontale e procedono all'indietro verso la zona emotiva.

Gli sperimentatori hanno strutturato due situazioni sperimentali per studiare tale processo.

Ai partecipanti sono state mostrate una serie di immagini contenenti volti di persone fotografate in espressioni emotivamente significative, sono state quindi registrate le reazioni dei soggetti.

In una sessione dell'esperimento, è stato detto di tener presente che le persone mostrate nelle fotografie avevano avuto una brutta giornata, erano state impegnate in problemi che le avevano rese preoccupate, e che le espressioni dei loro volti non avevano nulla a che fare con il test.

In questo modo, attraverso una semplice suggestione, gli sperimentatori hanno “allenato” i soggetti a non interpretare le emozioni che avrebbero visto nelle immagini in modo autoreferenziale, ma al contrario hanno favorito una correlazione tra quelle manifestazioni emotive ed un contesto estraneo caratterizzato da problematiche specifiche.

Gli sperimentatori si sono accorti che, una volta istruiti i soggetti a re-interpretare le emozioni che percepivano nelle foto come non riconducibili a loro o al loro comportamento, questi apparivano del tutto indifferenti alla visione di facce arrabbiate anche nelle sessioni successive.

In un secondo studio i ricercatori hanno registrato l'attività cerebrale attraverso l'elettroencefalogramma. Usando questo strumento si sono accorti che la ristrutturazione cognitiva “cancellava” del tutto le emozioni negative che i soggetti avrebbero dovuto sentire a seguito della visione di facce arrabbiate.

In sostanza fino ad ora gli psicologi sono stati convinti che il soggetto, rieducato con tecniche cognitive, avrebbe comunque provato emozioni negative. Emozioni che poi, in una fase immediatamente successiva, sarebbero state rimodulate dal cervello a livello cognitivo.

I dati ottenuti dall'elettroencefalogramma al contrario evidenziano che, se le persone sono adeguatamente preparate ad interpretare alcuni stimoli come non direttamente correlati a loro, allora tale reinterpretazione filtra o modifica il significato di ciò che altrimenti avrebbe causato una attivazione emotiva annullando di fatto sul nascere tale reazione.

La ristrutturazione cognitiva semplicemente impedisce la formazione di una risposta emotiva perché lo stimolo non viene più percepito come “significativo” o “pericoloso”.

Questo studio è però bastato esclusivamente sull’esposizione a foto relative a facce arrabbiate, negli studi successivi i ricercatori si ripropongono di verificare come le persone rispondono alla visione di video o, ancora meglio, alla interazione con soggetti realmente arrabbiati.

Inoltre sarebbe maggiormente affidabile una misurazione che facesse uso della risonanza magnetica funzionale piuttosto che dell’elettro encefalo gramma.

Fonte: Association for Psychological Science (2011, November 15). The brain acts fast to reappraise angry faces.