Depressione: news dal web 12 - 18 Aprile 2010

Ecco le News più rilevanti pubblicate in Internet, nella settimana che va dal 12 al 18 Aprile 2010, relative alla Depressione. Le notizie riguardano:

  • depressione e nicotina,
  • depressione negli over 65 in Italia,
  • depressione post parto nelle madri adottive,
  • depressione post parto e tiroide,
  • depressione post parto e iniziative utili,
  • efficacia della terapia telematica,
  • zinco contro la depressione,
  • differenze tra la depressione maschile e quella femminile,
  • ipotesi genetiche in relazione al comportamento depresso.

Depressione e nicotina

Più del 40% degli americani adulti che soffre di depressione fuma, con gli uomini di mezza eta' in testa: per i maschi tra i 40 ed i 54 anni sofferenti di depressione la percentuale dei fumatori sale ad oltre il 50%. I dati emersi dal rapporto, che ha analizzato le abitudini al fumo di oltre 5.000 cittadini sparsi sul territorio dell'Unione, rivelano che il 43% degli adulti Usa depressi fuma. Tra i non depressi invece il tasso di fumatori scende al 22%. Quanto alle donne, la percentuale più alta di fumatrici risulta tra le signore che soffrono di depressione ma sotto i 40 anni: il 50% di loro fuma. Lo studio sottolinea così l'importanza di combattere la dipendenza dalle sigarette trattando soprattutto la patologia depressiva sottostante. [Fonte]


Depressione negli over 65 in Italia

Solitudine, depressione, difficoltà economiche rendono vulnerabili molti over 65, che trovano rifugio nella bottiglia, nei farmaci che leniscono l’ansia, ma anche nelle droghe come la cocaina. Si calcola che siano almeno 2,5 milioni di “over 65” italiani a rischio abuso di alcolici, medicinali e sostanze illegali, con un aumento del 10% rispetto a un anno fa, e una stima di crescita di un terzo entro dieci anni.
Gli esperti hanno sottolineato che i cambiamenti della società stanno profondamente influenzando il pericolo di questi abusi nella terza età, un fenomeno poco conosciuto e sottovalutato.
«Le difficoltà economiche - aggiunge Trabucchi - incidono inoltre sulla possibilità di avere attività sociali, così come il pensionamento: la “sindrome della perdita di senso”, collegata con la fine dell’attività lavorativa, comporta spesso depressione e la sensazione di essere inutili. Così, l’alcol e lo stordimento dato dai farmaci assunti in modo inappropriato o addirittura dalle droghe diventano un rifugio». [Fonte]


La depressione post partum nelle madri adottive

 

La depressione che colpisce molte mamme dopo l'arrivo di un figlio non risparmia le madri adottive. Un problema emerso a sorpresa da uno studio statunitense, pubblicato sulla rivista 'Western Journal of Nursing Research'. Nelle madri biologiche la depressione post-parto, legata anche a problemi ormonali, colpisce il 10-15% delle partorienti. In Italia si stima che siano tra le 50.000 alle 75.000 a soffrirne ogni anno. L'arrivo di un bambino, però, anche per le mamme adottive rappresenta un forte scombussolamento. Alcune possono sentirsi destabilizzate e non adeguate al nuovo compito, soprattutto - spiegano gli autori dello studio - se hanno avuto un'infanzia difficile. In queste mamme, notano gli psichiatri, i segni del baby blues sono gli stessi che colpiscono chi ha partorito. Ma per loro è più difficile chiedere aiuto, sia perché il loro malessere è poco conosciuto anche dai medici sia per la paura di essere considerate inadatte al ruolo materno. [Fonte]


Depressione post partum e tiroide


Il malfunzionamento della tiroide può influire sullo sviluppo del feto, in particolare sul sistema nervoso, oppure può dare disturbi alla neo mamma che somigliano molto alla depressione post partum. Secondo le statistiche una neo-mamma su tre in Italia soffre di tiroidite post-partum, ovvero dell'infiammazione della ghiandola tiroidea che in genere si manifesta entro un anno dal parto e spesso si risolve spontaneamente. [Fonte]


Iniziative utili (Aosta)


Aosta: dare sostegno alle neo mamme. “Nella nostra società - ha dichiarato il direttore generale dell'azienda sanitaria Stefania Riccardi - rischiano di venir meno le reti familiari che un tempo sostenevano le donne dopo la nascita di un figlio”. L'iniziativa e' il frutto di una sperimentazione avviata nel 2008, il percorso prevede la somministrazione di un questionario durante la gravidanza e uno entro il terzo mese dalla nascita del bambino. “Se dai test emergeranno situazioni di criticità proporremo alle madri un percorso di cura psicologica o eventualmente psichiatrica”. [Fonte]


Terapia telematica


La terapia telematica per disturbi come la depressione e le crisi di panico risulta essere efficace quanto i normali trattamenti faccia a faccia, secondo quanto afferma uno studio svolto dalla Swedish Medical University Karolinska Institute (KI), di cui dà notizia il Global Times.
I ricercatori hanno sottoposto un gruppo di 104 pazienti affetti da depressione e ansia ad un programma di aiuto basato su sessioni di auto terapia via Internet, accompagnati dal supporto del terapista via e-mail. Una prassi completamente diversa dall’approccio "normale" per la terapia cognitivo-comportamentale, basato su rapporti faccia a faccia e gruppi di sostegno. I risultati del nuovo studio hanno dimostrano che non si hanno differenza significative tra i due metodi, anche nel periodo di sei mesi successivo alla cura. [Fonte]


Zinco contro la depressione

Secondo un nuovo studio pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition, 7 milligrammi di supplemento giornaliero di gluconato di zinco possono ridurre situazioni di rabbia e depressione. I ricercatori sono partiti dalla constatazione che circa il 30% della popolazione mondiale soffre di una carenza di zinco e che una carenza di questo tipo è riconosciuta avere un ruolo negli sbalzi d’umore. Questo studio sugli esseri umani sembra confermare quanto suggerito dai precedenti studi sull’effetto riduttivo di collera e depressione delle supplementazioni di zinco.
«I nostri risultati sono preliminari e devono essere interpretati con cautela, questi possono richiedere ulteriori indagini per valutare la relazione tra integrazioni di zinco e gli stati d’animo delle donne», tuttavia, «i nostri risultati suggeriscono che la supplementazione di Zinco può essere efficace nel ridurre rabbia e depressione», concludono i ricercatori. [Fonte]


Depressione maschile e femminile, quali differenze?


La depressione, secondo dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), colpisce nel mondo qualcosa come 150 milioni di persone, 48 milioni solo in Usa dove interessa ben il 19% della popolazione adulta.
Per le donne il tratto principale della depressione è la tristezza, per gli uomini la rabbia e l’irritabilità. I maschi spesso non sono riconosciuti né trattati per la loro malattia, e non a caso il tasso di suicidi è di 4 maschi per ogni femmina, per quanto il rapporto maschi/femmine depressi sia 1 a 2.
Un'altra differenza è che il periodo in cui il maschio rischia di più di soffrire di depressione è l'infanzia, perché non gode degli effetti del testosterone; per la femmina è l'adolescenza, quando entrano i gioco gli ormoni femminili. Queste differenze di genere incidono su capacità diagnostiche ed efficacia delle terapie: i criteri usati dai medici per riconoscere il male sono soprattutto i sintomi femminili, tipicamente la tristezza; quindi al maschio che anche avesse coraggio di cercare aiuto spesso non viene diagnosticata la malattia, perdendo l'opportunità di curarsi. [Fonte]


Ipotesi genetiche in relazione al comportamento depresso


Colin Hendrie, biologo e psicologo evoluzionista, sulla base delle più recenti ricerche nel campo delle neuroscienze e dell'antropologia avanza un'ipotesi inedita sull'origine dei disturbi dell'umore.
La depressione si manifesta perché siamo geneticamente predisposti.
«Noi ipotizziamo che la depressione fosse il meccanismo che permetteva ai dominanti sconfitti di passare a una condizione sociale inferiore e, attraverso questa, avere, anche se notevolmente ridotta, ulteriori probabilità di sopravvivenza. Quando si riduce lo spirito competitivo, aumentano le chances di sopravvivenza. Questa auto preservazione non è altro che la riduzione degli stimoli vitali: la postura schiva, l'evitare il contatto visivo, la diminuzione dell'appetito e della libido sessuale. Inoltre i depressi hanno un sonno ridotto. Dal punto di vista evolutivo anche questa è una caratteristica difensiva, perché assicura un picco di attenzione durante la notte.
Ogni volta che il cervello primitivo percepisce che la sopravvivenza è minacciata dalla propria condizione sociale si attiva automaticamente questa preservazione adattiva, capace di mettere l'individuo in “stand-by”, privandolo di stimoli che lo metterebbero di fronte a molti pericoli potenziali: non è un caso che la depressione emerga in chi perde importanti legami sociali, con il partner o con il lavoro, oppure in seguito a una malattia».
Le prove:
«Gli studi di Yvette Sheline della Washington University School of Medicine hanno dimostrato che il cervello di pazienti depressi presenta un funzionamento notevolmente ridotto delle cellule gliali, il malfunzionamento delle cellule gliali inficia la comunicazione tra cervello primitivo, quello interno, e la corteccia, esterna, che è evolutivamente più giovane e che possiede una funzione inibitoria sulle zone interne. Nei pazienti depressi prevale l'attività del cervello primitivo: questo - costituito dal terzo ventricolo, la ghiandola pineale, l'ipotalamo, il nucleo accumbens e, quindi, il sistema limbico - è la sede delle emozioni viscerali, come i ritmi sonno-veglia, la sete, l'appetito e del circuito alla base dei meccanismi di ricompensa. Poiché queste zone, nei depressi, risultano iperattive, tutte le dinamiche ancestrali geneticamente fissate emergono più facilmente». [Fonte]