Dove nasce la terapia familiare?

Origini della terapia familiare
Negli anni quaranta la psicologia e la psichiatria americana hanno già sviluppato un orientamento specifico, possono essere definite scienze pragmatiche, con finalità pratiche più che accademiche. L’obbiettivo è risolvere il disagio in modo socialmente accettabile. Normalità e patologia non sono entità distinte, ma si situano su un continuum quantitativo. La patologia non è immodificabile, ogni individuo ha dentro di se le potenzialità per la guarigione, potenzialità che vanno semplicemente liberate attraverso un’azione pedagogica. In sintesi, se le persone sono per definizione sane, le difficoltà nascono quando devono affrontare problemi esterni a loro; quindi una formazione adeguata è lo strumento d’elezione per combattere la patologia.  

LO SFONDO CULTURALE PSICOLOGICO E PSICHIATRICO NELL'AMERICA DELLA PRIMA META’ DEL NOVECENTO (1900 – 1950)

Dopo la guerra, soprattutto a causa del proliferare di disturbi psichiatrici di chiara origine post-traumatica nei reduci si rafforza ancora di più la convinzione che la genesi delle sintomatologie psichiatriche abbia radici ambientali. Cresce dunque l’ottimismo sulla possibilità di cura, e in quegli anni inizia anche la progressiva de-istituzionalizzazione  dei pazienti con la conseguente possibilità di un analisi dei disturbi in contesti “naturali”.

Per inciso, il fenomeno della de-istituzionalizzazione non è direttamente correlabile all’introduzione, nel 1954, dei farmaci antipsicotici; nasce nell’immediato dopo guerra quando lo sviluppo di tecniche di riabilitazione inizialmente riservate ai militari e la richiesta di manodopera a basso costo  favoriscono il re-inserimento nella società dei soggetti affetti da disturbo psichico.

È in questo contesto che si innestano i due influssi principali che daranno origine alla futura terapia della famiglia: la psicoanalisi e la cibernetica.  

LA PSICOANALISI

La psicoanalisi è il terreno fertile dal quale nasce e si sviluppa la terapia della famiglia, soprattutto alcune idee sono alla base di ciò che oggi caratterizza la terapia familiare: la teoria delle relazioni oggettuali, la teoria dell’attaccamento di John Bowlby e la psichiatria interpersonale di Sullivan. Nel caso della teoria delle relazioni oggettuali si tratta dell’idea che “le relazioni con gli altri costituiscono gli elementi strutturali fondanti della vita mentale”; nel caso di Bowlby si mettono al centro della teoria le relazioni tra la persona e chi, nel corso dello sviluppo, le è stato più prossimo definendone e descrivendone caratteristiche e qualità; nel caso di Sullivan, il contesto si amplia ancora rispetto alla diade di Bowlby, e si inizia a comprendere l’insieme delle relazioni interpersonali nel qui ed ora. Che nella psicoanalisi esista un nucleo relazionale è chiaro fin dalla formulazione dell’idea di Complesso di Edipo, prototipo di ogni triangolo familiare. Ma Freud sposta subito l’interesse sulle conseguenze nella psiche dell’individuo arrivando fino a considerare eventuali racconti di abusi come pure fantasie nevrotiche.

Per trovare un pensiero che in qualche modo si avvicini alle teorie sistemiche bisogna rivolgersi ad Adler per il quale una questione fondamentale pare essere il collegamento tra la persona e il contesto, arrivando ad affermare che la realizzazione personale ha senso solo nella prospettiva “dell’altro” e non in se per se. In particolare l’ambiente familiare emerge come luogo di sviluppo per le nevrosi,  il sintomo è un modo del bambino di rispondere ai genitori e insieme un modo di chiedere loro aiuto.

Sempre nello stesso periodo (1920 - 1930) emerge una nuova pratica terapeutica, la psicoterapia di gruppo, soprattutto ad opera di Jocob Levy Moreno che sperimenta diverse tecniche fino a conquistare la fama con lo psicodramma. Moreno usa lo psicodramma anche per lavorare con coppie  e vari membri di una stessa famiglia.

A seguito della seconda guerra mondiale, e a causa delle persecuzioni dei nazisti, molti intellettuali emigrano dall’Europa  soprattutto verso la costa orientale degli Stati Uniti. Possiamo individuare, intorno alla fine degli anni 50, tre principali vie psicoanalitiche che influenzeranno profondamente lo sviluppo della terapia familiare:

  • La teoria delle relazioni oggettuali, evoluzione delle ricerche di Melanie Klein, che popola l’inconscio di una serie sempre più ricca di istanze interiori. La Klein (1948) sottolinea il ruolo delle percezioni primitive del bambino e i suoi meccanismi mentali piuttosto che la qualità pragmatica del maternage, punto questo che la differenzia nettamente da Bowlby. La premessa di base della teoria è che esistono, per ciascuna persona, un mondo esterno costituito dalle relazioni che la persona intrattiene con gli altri e un mondo interno popolato dagli oggetti costituiti dalle esperienze che la persona ha compiuto nel corso della sua vita. In quest’ottica il mondo interno si costituisce in seguito alle esperienze con il mondo esterno: esattamente all’opposto della teoria freudiana classica, che prevede che il mondo interno sia governato da pulsioni identiche per ciascun individuo. Nella teoria delle relazioni oggettuali però la dialettica rilevante per il lavoro analitico viene ricondotta quasi esclusivamente al mondo interno, il qui ed ora dell’ambiente rimane secondario rispetto alla storia e ai traumi del passato.
  • La psicoanalisi ortodossa di Anna Freud che prende una strada sempre più scientifica e arriva con Bowlby e la teoria dell’attaccamento a dialogare direttamente con l’etologia e la biologia. Non è casuale infatti che i lavori di Lorenz (1949) e Tinbergen (1951) compaiano nelle sue riflessioni sull’attaccamento. La questione cardine dalla quale Bowlby parte per sviluppare il suo costrutto teorico è il problema della separazione del bambino dalla madre: empiricamente Bowlby aveva mostrato che, se il legame primario subisce qualche lesione, le conseguenze emotive risultano particolarmente significative anche per la formazione del carattere dell’adulto. Insoddisfatto sia della teoria classica, che vede la madre solo come possibilità  per il bambino di scaricare energia libidica, sia di quella delle relazioni oggettuali che la vede come fonte di fantasie buone o cattive, B. si convince che l’attaccamento del bambino nei confronti della madre sia un istinto sui generis. Come i teorici delle relazioni oggettuali, anche B. si apre ad una visione relazionale, ma limita drasticamente il campo alla relazione madre-bambino, inoltre studia i modelli interni (intrapsichici) di attaccamento, cioè le strutture mentali derivate dalle relazione vera e propria.
  • Il culturalismo neofreudiano che prospera negli Stati Uniti a opera di Frida Fromm-Reichmann,  Eric Fromm e Harry Sullivan, è una versione della psicoanalisi che si caratterizza per lo spiccato ottimismo e la grande attenzione alle interazioni. Sullivan inizia a concepire le persone non più come individui ma come reti di relazioni interpersonali, la stessa individualità non è altro che la configurazione, relativamente durevole, delle situazioni interpersonali che caratterizzano la vita umana.

Nel complesso, gli sviluppi della psicoanalisi non sono sufficienti a sviluppare la terapia della famiglia. Una terapia diretta alla famiglia - a una identità sovra individuale -  ha bisogno di una concezione e di un linguaggio descrittivo nuovo, che consenta di esplicare la malattia mentale in termini di relazioni. Il grande aiuto viene dall’eccentrica disciplina che nasce proprio in quegli anni con il nome di cibernetica.

 

LA CIBERNETICA

Nel 1934 un biologo austriaco, Ludwig von Bertalanffy, nel tentativo di trovare un’epistemologia olistica per la biologia arriva a concepire la teoria generale dei sistemi: una teoria generale dell’organizzazione applicabile in linea di principio a qualsiasi tipo di sistema.

Secondo B. è possibile dare una descrizione formale di qualsiasi sistema. Dalla teoria generale dei sistemi derivano alcuni postulati essenziali del pensiero sistemico, quali l’idea che il tutto è più (è diverso!) dalla somma delle sue parti o il principio di equifinalità secondo il quale in un sistema, da identici antecedenti possono derivare conseguenze diverse e viceversa.

Contemporaneamente, il neurofisiologo Warren McCulloch e il logico matematico Walter Pitts si rendono conto che il linguaggio tanto cercato per descrivere le interazioni fra i neuroni è quello della logica formale e dell’algebra booleana.  A partire da questa intuizione svilupperanno la teoria delle reti nervose in cui dimostreranno come le semplici connessioni sinaptiche dei neuroni siano sufficienti a realizzare funzioni logiche complesse. Il linguaggio ipotizzato da McCulloch e Pitts è lo stesso che i matematici John von Neumann e Norbert Wiener stanno sviluppando nella loro ricerca sui sistemi di puntamento e sull’idea di computer digitale.

La cibernetica, come la conosciamo oggi, trae origine da una serie di conferenze interdisciplinari sostenute finanziariamente dalla Josiah Macy Foundation che prendono il nome di Macy Conference. L’idea di coniugare le nuove intuizioni di matematica, ingegneria e fisiologia agli studi umanistici si deve soprattutto a due antropologi e un economista: Gregory Bateson, Margaret Mead e Lawrence Frank.

Quello che può essere considerato il prologo delle Macy Conference si tiene nel 1941 al New York Institute of Psychoanalysis. L’ incontro organizzato da Bateson e Mead è centrato sulla presentazione da parte di Milton Erikson di uno dei suoi casi di ipnosi; gran parte di quello che poi fu detto in relazione alla retroazione (uno dei concetti fondamentali della cibernetica) fu detto durante la pausa pranzo. Poco dopo l’incontro gli Stati Uniti entrano in guerra, e le conferenze riprenderanno solo il 7 Gennaio del 1945. La Macy Foundation finanzierà una serie di conferenze il cui argomento principale è l’ipotesi di un nuovo linguaggio interdisciplinare in grado di descrivere fenomeni diversi, quali la trasmissioni di informazioni per mezzo dei segnali elettrici, la neurofisiologia e la possibilità di progettare sistemi artificiali capaci di autoregolarsi.

Nella definizione del suo creatore, Wiener, la cibernetica (dalla parola greca timoniere) è “lo studio del controllo e della comunicazione nell’animale e nella macchina”; secondo una tarda definizione di Bateson è “la branca della matematica che studia i problemi del controllo, della ricorsività e dell’informazione”. In breve è lo studio dell’autoregolazione come si verifica sia nei sistemi naturali, sia in quelli artificiali.

Ma cosa lega la teoria generale dei sistemi, la cibernetica e la terapia della famiglia?

Si può dire che il concetto di sistema, unito all’idea che la famiglia possa essere letta in termini sistemici, è condiviso da tutti i terapeuti della famiglia, tanto che la terapia familiare è spesso definita family system theory. Il concetto di sistema è dunque l’idea fondante della terapia familiare. Attraverso la cibernetica è possibile liberarsi dei retaggi energetici delle teorie freudiane per fondarsi essenzialmente sull’informazione e sulla retroazione. Il formalismo della teoria fornisce un sostegno all’intuizione clinica secondo cui il comportamento dei membri della famiglia dipende dall’intreccio delle relazioni con gli altri, spostando l’attenzione dei terapeuti dall’individuo all’ambiente in cui è immerso e inducendoli a cercare il senso di quanto la persona fa nel contesto che la circonda: rende cioè possibile il passaggio dall’intrapsichico al relazionale. Infine, perde rilievo il “perché” si verificano gli avvenimenti (la ricerca di cause passate) rispetto al “come” si verificano (ricerca di schemi di comunicazione del presente).

IN SINTESI

Le condizioni che rendono possibile la terapia della famiglia sono:

  • La mentalità americana, favorevole all’igiene sociale e alla prevenzione psichiatrica vede con entusiasmo  l’idea di occuparsi di famiglie sia da un punto di vista sociale che sanitario.
  • La de-istituzionalizzazione psichiatrica, l’ottimismo americano (l’idea del buon selvaggio) e la visione ambientale delle malattie mentali favoriscono la ricerca di nuove modalità di intervento.
  • La nascita della cibernetica e della teoria dei sistemi pone l’accento soprattutto sulla comunicazione nei sistemi micro sociali e sulle proprietà olistiche dei piccoli aggregati umani.

A partire da queste premesse la terapia familiare erediterà:

  • Dal movimento di Child Guidance, come dalle Christian Scince e dopo tutto dall’americanità in se il suo ottimismo di base.
  • Dalla psicoanalisi neofreudiana (culturalismo neofreudiano) l’attenzione al contesto e la visione “comica” secondo cui tutte le difficoltà sono in qualche modo superabili.
  • Dal movimento di de istituzionalizzazione psichiatrica l’idea di terapia ambientale.
  • Dalla cibernetica, la visione sistemica e la tendenza a ricorrere a metafore (a volte forvianti) prese a prestito da altre discipline.
  • Dal clima sociale americano, l’apoliticità e l’impossibilità di trasformarsi in critica sociale.
  • Dalle tecnologie esistenti (le comunicazione nell’America del dopo guerra sono molto più immediate che nel vecchio continente, inoltre si sviluppa la tendenza alla video e audio registrazione ) la tendenza alla diffusione rapidissima del nuovo e al cambiamento veloce e improvviso.