La firma della Solitudine

La firma della Solitudine
Il distanziamento sociale dovuto al COVID-19 è stato molto duro e continuerà ad esserlo per i prossimi mesi. È dunque importante capire come il distanziamento sociale, che in alcuni casi si traduce in vera e propria solitudine, influenza la nostra salute. Un nuovo studio mostra che la solitudine lascia una sorta di firma nel cervello. In base alle variazioni nel volume delle diverse regioni del cervello e in base a come queste regioni comunicano tra loro è infatti possibile identificare i soggetti che si sentono più soli.

Un team di ricercatori ha esaminato i dati di risonanze magnetiche (MRI), tratti genetici e profili di autovalutazioni psicologica di circa 40.000 adulti di mezza età.

Hanno quindi confrontato i dati ottenuti dalle risonanze magnetiche dei partecipanti che hanno riferito di sentirsi spesso soli con quelli che non hanno mostrato di soffrire la solitudine.

I ricercatori hanno evidenziato diverse differenze nel cervello delle persone sole. Queste differenze nella struttura cerebrale si concentrano maggiormente nella default network, o “sistema della condizione di default”.

La default network è un insieme di regioni del cervello che si attiva quando l'individuo sta pensando agli altri, sta pensando a sé stesso, sta ricordando il passato, e progettando il futuro.

È attiva nel mind-wandering, o "mente vagabonda". Cioè è la parte del cervello responsabile della maggior parte delle paranoie e dei pensieri ruminanti sugli errori del passato e sui problemi del futuro.

Se passi la giornata a flagellarti per quell’occasione persa dieci anni fa o a preoccuparti per la pensione che forse tra vent'anni non avrai, se la tua testa è sempre concentrata sulle dinamiche conflittuali della tua rete sociale, allora stai utilizzando la default network.

È chiaro che in una situazione di solitudine, questi pensieri tendano a prendere il sopravvento. Se il fenomeno è protratto per lungo tempo si traduce in una “firma anatomica”. Esattamente come nell’esercizio fisico l’allenamento di un determinato gruppo di muscoli ne favorisce la crescita e la reattività, cosí anche nell’attività mentale la ripetizione di determinati schemi cognitivi o comportamentali è supportata da una ristrutturazione a livello di rete neuronale (plasticità sinaptica).

I ricercatori hanno scoperto che la default network delle persone sole era maggiormente strutturata e che il volume della materia grigia delle aree coinvolte in questa rete era significativamente maggiore.

La solitudine sembra essere correlata anche a differenze anatomiche nel fornice: un fascio di fibre nervose che trasporta i segnali dall'ippocampo (importante nella formazione delle memorie) alla default network.

Nelle persone sole, la struttura di questo tratto di fibra era meglio conservata.

Usiamo la default network, o rete predefinita, quando ricordiamo il passato, immaginiamo il futuro o pensiamo ad un presente ipotetico.
Il fatto che la struttura e la funzione di questa rete siano positivamente associate alla solitudine può essere dovuto ad una maggiore propensione, da parte delle persone che si sentono sole, ad usare l'immaginazione, i ricordi del passato o le speranze per un futuro migliore.

In assenza di esperienze sociali, gli individui soli possono rifugiarsi in pensieri, ricordi o fantasie.

La capacità del cervello umano di immaginare mondi può essere sia una benedizione che una maledizione.
Gli esseri umani possono sopravvivere anche nelle peggiori condizioni rifugiandosi nella speranza, nel ricordo o nella fantasia, come ci hanno testimoniato i reduci dai campi di concentramento, ma possono anche rendersi la vita un inferno restando incastrati in pensieri ossessivi, rancori e sensi di colpa del tutto inutili.

La default network e il mind-wandering possono portarci verso una onorevole via di fuga da un presente inaccettabile o verso una trappola piena di brutti ricordi e presagi nefasti. Imapare ad untilizzarla meglio fa la differenza. In fondo non è diverso dal capire che per smettere di avere mal di schiena il primo passo consiste nel modificare la postura. In entrambi i casi è necessario uno sforzo di consapevolezza per modificare un comportamento automatico.

La solitudine è sempre più riconosciuta come un grave problema di salute e studi precedenti hanno dimostrato che le persone anziane che soffrono di solitudine hanno un rischio maggiore di declino cognitivo e di demenza.

Capire come si manifesta la solitudine nel cervello potrebbe essere la chiave per prevenire le malattie neurologiche e sviluppare trattamenti migliori.

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