Nuove informazioni su come i bambini imparano a parlare

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I ricercatori hanno scoperto che i bambini di età inferiore ai due anni controllano la produzione linguistica usando strategie diverse da quelle ipotizzate in precedenza.

Alla Queen's University è stato condotto un esperimento nel quale a soggetti di età diversa è stato fatto ascoltare, in cuffia, il suono distorto delle parole che loro stessi pronunciavano al microfono.

In sostanza i soggetti ricevevano un feedback filtrato e modificato del suono prodotto dalla loro voce.

Gli sperimentatori hanno dimostrato che, mentre gli adulti e i ragazzi modificavano l'intonazione delle vocali pronunciate in risposta al feedback alterato, i bambini di età inferiore ai due anni non reagivano come gli altri.

Da questo dato si può ipotizzare che i bambini più piccoli di due anni non esercitino alcuna "monitorizzazione" sul suono prodotto dalla loro voce, fenomeno che al contrario è comune in tutti gli altri soggetti.

Affrontare gli abusi e il mobbing sul posto di lavoro.

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Convivere con le umiliazioni e gli abusi di un "capo" scontroso e maleducato è sicuramente doloroso ed estenuante. Spesso i dipendenti gestiscono lo stress generato dal contatto diretto con un superiore poco gradevole cercando in tutti i modi di evitare ogni forma di contatto e di comunicazione, ma questa sembra non essere la tattica più efficace in termini di benessere emotivo.

Questa è la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell'università dell'Haifa, la ricerca è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Stress Management (American Psychological Association).

In base ai ricercatori, infatti, sembra che le strategie utilizzate più spesso dai dipendenti per proteggersi da situazioni legate all'abuso di potere, situazioni in qualche modo assimilabili al mobbing, spesso non si siano dimostrate efficaci nel migliorare la situazione né da un punto di vista concreto ne da un punto di vista emotivo.

Numerosi studi in passato hanno cercato di analizzare gli effetti nefasti del comportamento di un superiore intrattabile sulle prestazioni e sulle reazioni emotive dei dipendenti subalterni, ma questa è la prima ricerca che focalizza l'attenzione sull'analisi delle strategie di difesa adottate dalle "vittime" e sulla valutazione della loro maggiore o minore efficacia.

Avere un blog personale può essere di aiuto a ragazzi e ragazze per gestire l'ansia e il disagio sociale.

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Secondo una nuova ricerca, pubblicata dall'American Psychological Association, gestire un blog personale può essere di aiuto, dal punto di vista psicologico, agli adolescenti che soffrono di ansia sociale, migliorando la loro autostima e aiutandoli a comprendere meglio i loro amici.

La ricerca ha dimostrato che scrivere un diario personale o pubblico, o impegnarsi in altre forme di scrittura espressiva rappresenta un buon metodo per rilasciare stress emotivo, e quindi per sentirsi meglio con se stessi.

Gli adolescenti ora sono costantemente on-line, avere un blog quindi favorisce la libera espressione dei loro pensieri e delle loro emozioni e rappresenta un facilitatore per la comunicazione con i coetanei.

La ricerca evidenzia che mantenere un blog ha avuto un effetto positivo maggiore, sul benessere degli adolescenti che hanno preso parte allo studio, rispetto alla scrittura di un diario privato nel quale i soggetti hanno espresso le proprie ansie e le proprie preoccupazioni sociali.

Gli automobilisti più anziani e più insicuri tendono ad occupare il centro della carreggiata.

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Ora è ufficiale: i guidatori più anziani tendono ad occupare il centro della carreggiata, mentre i più giovani tendono a "tagliare le curve". Secondo i ricercatori dell'università di Leeds questa tendenza ad occupare il centro della strada sarebbe un meccanismo automatico che aumenterebbe il senso di sicurezza dei piloti meno "disinvolti" al volante, meccanismo che diventa sempre più evidente con l'aumentare dell'età del guidatore.

I risultati dello studio, pubblicati sul Journal of Experimental Psychology Human Perception and Performance, mostrano come questa tendenza sia una sorta di compensazione correlata alla difficoltà nell'eseguire i movimenti in modo rapido e preciso. Compensazione che emerge soprattutto nei soggetti più anziani o in pazienti che hanno visto diminuire le loro capacità motorie, come ad esempio nei pazienti in fase di riabilitazione dopo un ictus cerebrale.

Ipersensibilità in età infantile collegata al disturbo ossessivo-compulsivo.

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Durante l'infanzia alcuni rituali e regole, come ad esempio l'orario dei pasti, quello del bagno, e quello di andare a dormire, fanno parte di uno sviluppo comportamentale sano. Ma se eccessivamente rispettati e in associazione con una ipersensibilità orale e tattile, come ad esempio una eccessiva sensazione di fastidio dal dentista, o come l'iper reattività al contatto con tessuti specifici, potrebbero essere l'indizio precoce di un futuro disturbo ossessivo-compulsivo.

Secondo il Prof. Reuven Dar del Dipartimento di psicologia dell'università di Tel Aviv una eccessiva aderenza ai rituali e agli schemi, associata con una ipersensibilità orale o tattile può lasciar prefigurare l'insorgenza, in età adulta del disturbo ossessivo-compulsivo.

Il professore ha iniziato a sospettare della presenza di un legame tra ipersensibilità orale e tattile e il disturbo ossessivo-compulsivo raccogliendo i resoconti di soggetti adulti affetti da tale patologia.

Il rendimento scolastico può essere collegato all'attività fisica.

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Secondo un rapporto apparso nel numero di gennaio di Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine, in base ad una revisione sistematica di ricerche precedenti, è possibile identificare una correlazione positiva tra l'attività fisica e il rendimento scolastico dei bambini.

Gli autori hanno identificato 14 studi, 12 dei quali condotti negli Stati Uniti, uno condotto in Canada ed uno condotto in Sudafrica. La dimensione del campione degli studi varia da un numero di 53 soggetti ad un numero di circa 12.000 partecipanti di età compresa tra i 6 e i 18 anni. Ed il follow-up varia dalle otto settimane a più di cinque anni.

Dall'analisi dei dati gli autori della ricerca dichiarano di aver trovato una forte evidenza nella correlazione positiva tra l'attività fisica e il rendimento scolastico. I risultati di tutte le ricerche analizzate suggeriscono che i bambini fisicamente più attivi hanno un rendimento scolastico migliore.

Gli ansiosi sono “insensibili”.

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Le persone ansiose sono state considerate per lungo tempo come “ipersensibili”, facili da spaventare e portate a vedere il pericolo ovunque, anche dove non c'è.

Una nuova ricerca condotta dagli sperimentatori dell'Università di Tel Aviv dimostra che gli ansiosi non solo non sono ipersensibili, ma al contrario sembrano essere “insensibili”.

La ricerca fa parte di uno studio più ampio che si propone, attraverso la misurazione dell'attività cerebrale, di analizzare le modalità di risposta del cervello a stimoli capaci di suscitare ansia  e paura.

Ai soggetti che hanno deciso di partecipare allo studio sono state mostrate immagini appositamente scelte per indurre stati d'animo legati all'ansia e alla paura. Usando l'elettroencefalogramma, per misurare l'attività elettrica prodotta dall'attivazione neurale profonda conseguente alla percezione degli stimoli, i ricercatori hanno scoperto che il gruppo di soggetti classificati come “ansiosi” risultano essere molto meno impressionabili, a livello di risposta neuronale, rispetto ai soggetti caratterizzati come “non ansiosi”.

La capacità di amare si apprende nei primi mesi di vita.

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La capacità di fidarsi delle persone, di amare, di gestire e risolvere i conflitti con il nostro partner, si apprende nella prima infanzia, molto prima di quanto si potrebbe pensare.

Questo è ciò che emerge da un recente articolo pubblicato su Current Directions in Psychological Science, una rivista dell’Association for Psychological Science.

La relazione interpersonale che un bambino ha con la propria madre nei primi 12,18 mesi di vita, rappresenta un forte predittore del comportamento di quel bambino venti anni dopo, nella gestione delle sue relazioni interpersonali.

Prima di quanto sia possibile ricordare, prima della formazione del linguaggio che ci permetterà di parlarne, e ancora prima della formazione della coscienza, nel cervello si strutturano le attitudini alla relazione con l'altro.

Sulla base di come si è stati trattati e accuditi iniziamo a costruire l’immagine di noi stessi; del nostro essere o non essere “degni” di amore e di affetto.

L'ossitocina ci aiuta ad essere più estroversi: uno studio dimostra che le persone sono più socievoli, aperte, e pronte a dare fiducia dopo aver assunto ossitocina.

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Il primo giorno di lavoro, un colloquio importante, la discussione della tesi, o semplicemente le riunioni di famiglia per la festività natalizie possono rappresentare momenti particolarmente stressanti per alcune persone.

Non c'è dubbio che, per gestire queste convenzioni sociali e questi riti di passaggio, alcuni individui, gli introversi o i timidi che dir si voglia, pagherebbero oro per avere a portata di mano una pozione magica capace di farli sentire più sicuri di sé e maggiormente a loro agio. La soluzione a questi problemi sembra ora disponibile sotto forma di spray nasale.

Una nuova ricerca condotta alla Concordia University e pubblicata nella rivista Psychopharmacology ha dimostrato che l'ossitocina, assunta sotto forma di spray nasale, può aumentare la percezione di sicurezza e di auto efficacia dei soggetti nella gestione di situazioni sociali particolarmente stressanti.

A che età si impara a parlare?

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Sin dal primo giorno di vita i bambini sono altamente sensibili alla comunicazione e fortemente motivati ad ogni forma di interazione con chi si prende cura di loro, inoltre sono grandi "ascoltatori".

Una nuova ricerca condotta dall'Università di Notre Dame dimostra che durante il primo anno di vita, quando i bambini passano molto tempo ad ascoltare gli adulti mentre parlano, sono realmente al lavoro per tracciare gli "schemi linguistici" dei suoni che percepiscono.

Questa attenzione selettiva risulta essere alla base dell'apprendimento e della successiva produzione linguistica che si svilupperà tra i 18 e i 24 mesi.

I bambini sembrano essere alla continua ricerca, nei rumori che ascoltano, di indizi utili a scoprire il meccanismo del linguaggio. La ricerca condotta dall’Università di Notre Dame suggerisce che siano presenti alcuni indizi "inaspettati" nella struttura linguistica, indizi che i bambini sfrutterebbero per dare un senso al flusso linguistico.

Violenza e maltrattamenti in età precoce rendono più vulnerabili allo stress, all'ansia e alla depressione

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Quando i bambini sono stati esposti alla violenza in famiglia, il loro cervello diventa sempre più sensibile e reattivo per l'elaborazione di informazioni attinenti a possibili fonti di pericolo. Questa è la conclusione alla quale si è giunti in base ai dati di un recente studio pubblicato sul numero di Dicembre di Current Biology.

Il cervello dei bambini che hanno vissuto traumi legati alla violenza domestica mostra lo stesso schema di attività osservato precedentemente in soldati esposti al combattimento.

Lo studio è il primo ad applicare l'imaging funzionale del cervello, la risonanza magnetica funzionale, per esplorare l'impatto degli abusi fisici e della violenza domestica sullo sviluppo emotivo dei bambini.

Una reattività accentuata, espressa ad esempio sotto forma di rabbia o di fuga, nei confronti di ogni forma di minaccia può rappresentare una risposta adattiva evolutivamente efficace, ma solo nel breve periodo.

Bambini orfani o abbandonati evidenziano una alterazione nel funzionamento del loro genoma

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I bambini che sperimentano lo stress della separazione alla nascita dai genitori biologici e sono costretti a crescere in strutture di accoglienza sociale, come gli orfanotrofi, subiscono conseguenze biologiche che si concretizzano nell'alterazione del funzionamento del loro genoma.

Ad affermarlo sono i ricercatori della Yale School of Medicine, la ricerca è pubblicata online nell'ultimo numero di Development and Psychopathology.

Lo studio evidenzia, in questi soggetti,  differenze di metilazione del DNA, uno dei principali meccanismi di regolazione dell'espressione genica.

I ricercatori hanno confrontato due gruppi di soggetti di età compresa tra i 7 e i 10 anni: 14 bambini cresciuti fin dalla nascita in un istituto di accoglienza e 14 bambini cresciuti con i propri genitori biologici.

Maltrattamenti e deprivazioni in età infantile associati ad una riduzione di sostanza grigia nel cervello

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Una nuova ricerca condotta dalla Yale School of Medicine dimostra che gli adolescenti, che hanno subito maltrattamenti o che sono stati trascurati in età infantile, hanno meno materia grigia in alcune aree del cervello rispetto a giovani coetanei che non sono stati maltrattati.

Le aree del cervello che risultano meno sviluppate in questi individui sembrano essere correlate al tipo di sofferenza infantile (abuso o abbandono), al tipo di abuso (fisico o emotivo) e al sesso del soggetto.

I risultati della ricerca, pubblicati il 5 Dicembre nella rivista Archives of Pediatric Adolescent Medicine, mostrano che 42 soggetti adolescenti, i quali hanno riferito di essere stati abusati o fortemente trascurati in età infantile, evidenziano una significativa riduzione della materia grigia in aree specifiche del cervello, anche in assenza di diagnosi psichiatrica. Nessuno dei soggetti che hanno preso parte alla ricerca risultava infatti avere una diagnosi psichiatrica o aver intrapreso trattamenti di tipo psicologico o psichiatrico.