Stati emotivi e propensione al rischio.

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È possibile che uno stato d'animo passeggero possa influenzare decisioni economiche che potrebbero ripercuotersi sulle nostre finanze per anni o decenni?

È possibile che gli istinti ereditati dai nostri antenati cavernicoli possano tuttora influenzare le decisioni che prendiamo in un mondo totalmente diverso da quello nel quale si è evoluta la nostra specie?

In base alle ultime ricerche la risposta sembra essere: si.

Alcuni ricercatori dell'Università di Stato dell’Arizona, in un recente articolo portano le prove del fatto che stati d'animo passeggeri ed impulsi arcaici, profondamente radicati nella natura umana, possono influenzare scelte “razionali” relative a campi estremamente specifici della vita moderna come ad esempio gli investimenti finanziari.

La nuova ricerca, appena pubblicata online dall’ American Psychological Association suggerisce che le nostre scelte in campo economico e finanziario cambiano radicalmente quando la nostra mente è suggestionata da pensieri che hanno a che fare con la sopravvivenza o con la riproduzione.

La descrizione del processo decisionale in campo economico ha ipotizzato per lungo tempo che l'uomo si comportasse come una sorta di macchina razionale. In anni recenti, gli psicologi cognitivi Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno rivoluzionato questa ipotesi dimostrando che le scelte economiche sono spesso irrazionali.

Il più conosciuto esempio di questa irrazionalità è il fenomeno che prende il nome di “avversione alle perdite”.

Per la maggior parte degli individui la motivazione ad evitare una perdita è superiore alla motivazione a realizzare un guadagno. Questo principio psicologico generale fa sì che la stessa decisione può dare origine a scelte opposte se gli esiti vengono rappresentati al soggetto come perdite piuttosto che come mancati guadagni.

Ad esempio è più facile rinunciare ad un possibile sconto piuttosto che accettare un aumento di prezzo, anche se la differenza tra il prezzo iniziale e quello finale è la stessa.

Un guadagno e una perdita, dello stesso valore assoluto, non hanno lo stesso effetto sulla scelta; una perdita ha proporzionalmente un impatto maggiore (Teoria del Prospetto).

La ricerca rivaluta il processo di decisione in campo economico dando maggiore risalto alla prospettiva evolutiva, e suggerendo che le decisioni apparentemente irrazionali, in realtà hanno una giustificazione in termini di sopravvivenza.

In una serie di tre studi che verranno resi pubblici nel Marzo del 2012 sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology, un gruppo di studiosi dell'università dell’ Arizona evidenzia che l'effetto di “avversione alle perdite” aumenta e diminuisce in modo flessibile, in relazione al fatto che le persone siano spinte o meno da alcuni stati motivazionali di base, come ad esempio l’auto-protezione o la ricerca di un compagno o di una compagna di vita.

Lo studio viene condotto attraverso l'introduzione di due differenti contesti all'interno dei quali i soggetti avrebbero dovuto fare delle scelte.

L'effetto contesto, insieme all'effetto relativo all'avversione alle perdite, rappresenta il secondo fenomeno, dimostrato empiricamente dai due psicologi cognitivi, che evidenzia il comportamento apparentemente irrazionale degli esseri umani quando si tratta di fare scelte economiche.

L'effetto contesto consiste nel fatto che il contesto o frame in cui l'individuo si trova ad operare la scelta, ha un peso determinante sulla scelta stessa.

In particolare, il modo in cui il problema viene formulato influisce sul il modo in cui l’individuo percepisce il punto di partenza (o “status quo”), rispetto a cui valutare i possibili esiti delle proprie azioni. Sono numerosi gli esempi di esperimenti empirici all'interno dei quali due diverse formulazioni dello stesso problema conducono generalmente a due diverse decisioni da parte della maggioranza degli individui.

I soggetti che hanno partecipato all'esperimento sono stati posti di fronte a delle scelte relative a rischi di tipo economico, i soggetti erano sia maschi che femmine.

È stato chiesto loro di valutare tra più scelte partendo da due contesti diversi.

Il primo contesto era relativo all'immaginare se stessi in una storia romantica con un partner estremamente attraente.

Dai dati è emerso che gli uomini che avevano in testa un contesto di tipo riproduttivo, tendevano a non subire affatto l'effetto relativo all'avversione per le perdite, in sostanza valutavano di meno i rischi ed erano pronti ad affrontare maggiori perdite.

Per le donne, al contrario, il contesto mentale relativo al corteggiamento aumentava in loro l'effetto di avversione alle perdite, facendole concentrare più sul rischio di perdere qualcosa che sulla possibilità di guadagnare qualcosa.

Da un punto di vista evolutivo questo ha senso infatti la decisione di riprodursi ha un costo molto maggiore per le femmine (in termini di gravidanza, di allattamento e di accudimento della parole) piuttosto che per i maschi.

Inoltre, in altre ricerche è stato dimostrato che le donne (e non gli uomini) ritengono importante la posizione gerarchica del loro compagno, questo comporta che se un uomo vuole avere maggiori stanza di essere scelto deve rischiare maggiormente per salire i gradini della scala gerarchica.

In una fase successiva dell'esperimento è stato chiesto ai soggetti di immaginare un contesto diverso, di immaginarsi cioè soli, in una casa isolata, di notte, mentre percepivano il rumore di qualcuno che cercava di aprire la porta.

In sostanza ai soggetti è stato chiesto di immaginarsi in un contesto dove poteva essere a rischio la loro incolumità. In questo caso sia gli uomini che le donne hanno sentito molto di più l'effetto relativo all'avversione alla perdita.

Da un punto di vista evolutivo appare chiaro che l'effetto di “avversione alla perdita”, descritto in precedenza come apparentemente irrazionale, potrebbe essere stato di aiuto ai nostri antenati per sopravvivere in circostanze poco favorevoli.

Questa visione del processo decisionale da una prospettiva evolutiva rende i fenomeni apparentemente irrazionali descritti nella teoria del prospetto chiaramente razionali a patto che vengano intesi in senso evolutivo, in quanto massimizzano le possibilità di evoluzione di una specie.

Massimizzare le possibilità di sopravvivenza e di riproduzione, questo è ciò che richiede la selezione naturale.

I risultati di questa ricerca contraddicono l'assunzione comune secondo la quale nel mondo moderno le decisioni economiche sono determinate a livello cosciente e razionale.

In realtà sembra che le strategie che abbiamo sviluppato in milioni di anni di evoluzione governino tuttora le nostre scelte anche nel campo dell'alta finanza.

 

Fonte: Arizona State University (2011, October 20). A passing mood can profoundly alter 'rational decisions'.