Depressione: news dal web dal 24 al 30 Maggio 2010

Sconforto
Questi sono gli articoli più interessanti in merito alla depressione pubblicati in rete tra il 24 e il 30 Maggio:
  • Invidia per la busta paga di parenti  e amici
  • Più soli “grazie” ai social network
  • L’uso di cannabis aumenta il rischi di sviluppare psicopatie
  • Un abito rileva i sintomi della depressione e della mania
  • Il 15% dei bambini e degli adolescenti soffre di depressione, disturbi dell'alimentazione e malattie psico-somatiche
  • Siamo capaci di riconoscere la depressione?

Invidia per la busta paga di parenti  e amici

Secondo i ricercatori dell’Ecole d’économie de Paris, in Francia, che hanno condotto un’indagine in 24 Paesi europei, confrontare il reddito con amici e parenti potrebbe costare, allo sfortunato con la busta paga più leggera, una vera crisi di nervi e l’infelicità. Equilibrio psicologico e serenità messi a dura prova più che dalla crisi e dalle difficoltà di arrivare a fine mese, dall’impietoso confronto con i propri cari.
Infatti, gli “avversari”, che con i loro guadagni più sostanziosi rischiano di minare la felicità, non sono gli estranei o i colleghi, ma gli amici più intimi e i parenti. [Fonte]


 

Più soli “grazie” ai social network

Gli esperti della Mental Health Foundation partendo da argomentazioni scientifiche e basandosi su un sondaggio svolto su 2.250 britannici hanno descritto un panorama preoccupante del mondo giovanile, un mondo dove i ragazzi fra i 18 e i 24 anni sono i più esposti alla solitudine, con una percentuale due volte superiore agli over 55. In pratica, un giovane su tre (il 31%) ha ammesso di passare troppo tempo a comunicare via web con persone che, invece, si dovrebbero vedere dal vivo. E mentre un intervistato su nove ha rivelato di sentirsi solo (con le donne in netta superiorità rispetto agli uomini), uno su tre si è, però, detto «troppo imbarazzato per ammetterlo». Inoltre in un sondaggio online dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico su 800 persone fra i 20 e i 75 anni ha evidenziato come il computer sia ormai diventato una sorta di «droga» per il 70% degli italiani intervistati, che lo usa almeno due ore in più al giorno rispetto al normale lavoro. L’uso eccessivo di chat, social network , sms e mail può generare comportamenti ossessivi, ansia e depressione. [Fonte]


 

L’uso di cannabis aumenta il rischi di sviluppare psicopatie

Il ministero della Salute afferma: “L’uso protratto della cannabis sembra capace di indurre attacchi psicotici in soggetti già predisposti e di esacerbare i sintomi di pazienti già diagnosticati come psicotici”.
Lo studio più citato in questo senso è stato realizzato su 50mila reclute svedesi che sono state seguite per 15 anni e aveva stabilito che l’assunzione di cannabis nell’età dell’adolescenza aumentava in modo proporzionale alla dose il rischio di sviluppare schizofrenia. Nonostante le dimensioni dello studio permanevano tuttavia alcuni dubbi soprattutto in relazione al fatto che l’assunzione di cannabis fosse la conseguenza e non la causa della presenza di disturbi mentali. Per queste ragioni lo studio è stato ripreso con un periodo di osservazione più lungo. In breve i risultati sono stati confermati ed ampliati, dimostrando che solo la cannabis, e non altri farmaci, è responsabile della comparsa della psicosi e dell’aggravarsi dei sintomi; inoltre si è potuto stabilire che l’uso della cannabis è un fattore di rischio. In particolare l’uso quotidiano dello spinello comporta un aumento, rispetto al non uso, di 5,6 volte dei sintomi di depressione ed ansietà entro un periodo di 7 anni. L’uso settimanale comporta invece un aumento del rischio di circa due volte. Mentre l’uso della cannabis è predittivo di successiva depressione ed ansietà, la presenza di depressione non è predittiva per l’impiego di cannabis. In altre parole non si cerca la cannabis perché si è depressi o ansiosi, ma si diventa depressi o ansiosi perché si usa la cannabis. [Fonte]


 

Un abito rileva i sintomi della depressione e della mania

Nasce al centro interdipartimentale di ricerca “E. Piaggio” di Pontedera il progetto PSYCHE (Personalized monitoring systems for care in mental health) che punta allo sviluppo di un nuovo approccio per il trattamento dei disordini mentali, in particolare del disturbo bipolare, cercando di prevedere e quindi trattare in tempo episodi di depressione o euforia in pazienti affetti da disturbi dell’umore e del comportamento. Scopo fondamentale del progetto PSYCHE  è mettere a punto la tecnologia per un monitoraggio costante e personalizzato del paziente anche in ambiente domiciliare o comunque non ospedalizzato e questo senza creargli disagio o impedimento.  Il progetto prevede lo sviluppo di dispositivi di monitoraggio all’avanguardia, tra cui “abiti intelligenti”, che aggiorneranno in tempo reale sullo stato mentale del paziente e permetteranno quindi di predire i disturbi sin dalle prime manifestazioni, evitando ricadute e allertando in tempo reale i medici in caso di eventi critici. [Fonte]


 

Il 15% dei bambini e degli adolescenti soffre di depressione, disturbi dell'alimentazione e malattie psico-somatiche.

Depressione, disturbi dell'alimentazione e malattie psico-somatiche colpiscono complessivamente il 15% dei bambini e degli adolescenti. Problemi spesso frutto del disagio psicosociale dei più piccoli i cui segnali d'allarme non devono essere trascurati. Lo hanno ricordano i pediatri nel XXII Congresso nazionale della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) a Taormina. A Taormina è stato presentato anche un progetto-ricerca specifico per verificare, nel corso di sei anni, se sia possibile realizzare una prevenzione dell'obesità infantile: saranno coinvolti 180 pediatri e 5.400 neonati. I piccoli saranno valutati periodicamente fino al compimento del sesto anno. [Fonte]


 

Siamo capaci di riconoscere la depressione?

In uno studio appena pubblicato sul Journal of Social Psychiatry dai ricercatori inglesi dell'Università di Bristol diretti da Emily Klineberg, oltre tremila giovani (fra 16 e 24 anni) sono stati sottoposti a un test basato su un fumetto  per capire quanto fossero preparati e predisposti ad individuare i sintomi della depressione e a fornire aiuto a chi ne è colpito. Nel test inglese, i partecipanti messi davanti alle vicissitudini di un personaggio, dovevano rispondere ad alcune domande. Quando i sintomi mostrati erano gravi, la depressione era riconosciuta da poco più della metà (61,4%) dei partecipanti; le più attente erano sempre le donne, più propense anche a suggerire di rivolgersi a un medico. I maschi distinguevano meno facilmente le forme gravi da quelle lievi, facendo di tutte le erbe un fascio. Ma il dato interessante è che se oltre tre quinti dei partecipanti hanno pensato che il personaggio avrebbe dovuto chiedere aiuto a un medico, solo il 16,4 per cento riteneva che lo avrebbe fatto davvero. Riuscire a prendere coscienza del fatto che la depressione è una malattia come le altre è il primo passo per accettare di farsi aiutare. Proprio perché i depressi tendono a non cercare aiuto, è importante affinare le nostre capacità di riconoscere questa malattia nel prossimo, così da spingerlo ad andare dal medico: potrebbe succedere alla fidanzata, a un amico, o a un compagno di lavoro. [Fonte]