Depressione: news dal web dal 31 MAggio al 5 Giugno 2010

Trattamento Sanitario Obbligatorio
Questa settimana tra le informazioni pubblicate in internet relative alla depressione non troviamo le solite “pseudo ricerche” sul cibo che ci rende felici o su quale attività fisica migliora il nostro umore. A seguito di numerosi episodi di cronaca relativi alla depressione post partum vediamo spuntare le prime (a mio modesto avviso inappropriate) proposte di intervento:

La Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e l'Associazione Strade Onlus propongono di applicare la procedura del Tso extraospedaliero nei casi gravi di depressione post partum attraverso una istanza presentata al ministro della Salute Ferruccio Fazio. Un intervento che potrebbe rendersi necessario per almeno mille donne ogni 12 mesi. Secondo le stime, infatti, ogni anno 50-75 mila italiane vengono colpite dal baby blues. Mille i casi in cui il figlio è in pericolo a causa delle condizioni mentali precarie di chi l'ha messo al mondo.
Si tratterebbe di una cura ben diversa da quella utilizzata per schizofrenici e psicotici. Niente ricovero obbligato in ospedale. Basterebbero operatori qualificati, anche un solo infermiere, che resta al fianco della mamma 24 ore su 24, a casa. Per proteggerla e, allo stesso tempo, permetterle di continuare ad accudire il piccolo.
C’è chi è contrario al TSO, come lo psichiatra Cassano, che afferma:
«Il Tso come terapia per le malattie mentali in genere ha indicazioni limitate. Se impiegato in modo inappropriato è inutile e nocivo. La depressione e la psicosi post partum traggono grosso vantaggio invece dall’elettroshock». Continua affermando: «Non utilizzare questo trattamento è una gravissima omissione perché tutte le linee guida internazionali lo indicano come la cura efficace per prevenire gesti drammatici. Il Centro universitario di Pisa ha messo a punto un protocollo di assistenza, prevenzione e cura che stabilisce una serie di interventi progressivi. È sofisticato ma di facile applicazione. Quindi anche i ginecologi potrebbero utilizzarlo». Infine conclude ridimensionando la casistica: «Ma nella maggior parte dei casi è sufficiente l’assistenza psicologica. Alcune volte servono anche i farmaci, durante la gravidanza e dopo il parto. Comunque i segnali che devono mettere in guardia sono facili da intercettare: la familiarità con problemi psichiatrici, l’isolamento, la disgregazione del nucleo familiare, la presenza di partner con problemi di alcol o droghe, aver vissuto episodi di panico».
Fortunatamente altre voci, come quella di Alberto Siracusano, past president della Società italiana di psichiatria, evidenziano che «Il Tso è l'ultimo degli strumenti da applicare in quanto equivale alla sospensione di tutti i diritti della persona e richiede una situazione davvero estrema. Il rischio va affrontato con sistemi diversi». Anche perché, fa notare Siracusano, il baby blues può durare molto tempo, fino a un anno dal parto secondo le evidenze cliniche: «Questo si chiama riduzionismo terapeutico. Il vero problema è che i colleghi ginecologi prescrivono farmaci antidepressivi alle donne in attesa considerate a rischio di compiere gesti estremi. Ed è sbagliato. Bisogna creare un percorso di attenzioni». [Fonte 001] [Fonte 002] [Fonte 003]

 

Segnaliamo inoltre che:

Da un indagine condotta dal prestigioso Consumer Reports che ha analizzato un gruppo di 2.000 consumatori è evidente che la stragrande maggioranza degli americani, circa l’80%, che soffrono di depressione o di ansia preferisce fare ricorso a farmaci (vedi Prozac & Co.) piuttosto che alla psicoterapia. È disposta a tollerare alcuni sgradevoli effetti collaterali quali l'abbassamento della libido pur di ottenere un veloce sollievo dal “male oscuro”. [Fonte]