Ipersensibilità in età infantile collegata al disturbo ossessivo-compulsivo.

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Durante l'infanzia alcuni rituali e regole, come ad esempio l'orario dei pasti, quello del bagno, e quello di andare a dormire, fanno parte di uno sviluppo comportamentale sano. Ma se eccessivamente rispettati e in associazione con una ipersensibilità orale e tattile, come ad esempio una eccessiva sensazione di fastidio dal dentista, o come l'iper reattività al contatto con tessuti specifici, potrebbero essere l'indizio precoce di un futuro disturbo ossessivo-compulsivo.

Secondo il Prof. Reuven Dar del Dipartimento di psicologia dell'università di Tel Aviv una eccessiva aderenza ai rituali e agli schemi, associata con una ipersensibilità orale o tattile può lasciar prefigurare l'insorgenza, in età adulta del disturbo ossessivo-compulsivo.

Il professore ha iniziato a sospettare della presenza di un legame tra ipersensibilità orale e tattile e il disturbo ossessivo-compulsivo raccogliendo i resoconti di soggetti adulti affetti da tale patologia.

Incuriosito da tali racconti ha deciso di affrontare, insieme ai suoi colleghi ricercatori, uno studio per verificare l'esistenza o meno di una correlazione diretta tra l'elaborazione sensoriale (il modo con il quale il sistema nervoso gestisce le informazioni sensoriali in arrivo) e i comportamenti ritualistici e ossessivo compulsivi.

Lo studio, che è stato pubblicato nel Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry suggerisce che quando i bambini, a causa di una eccessiva sensibilità, sperimentano un livello troppo alto di stimoli tattili reagiscono mettendo in atto comportamenti ritualistici nel tentativo di proteggersi da un ambiente eccessivamente "aggressivo". E questo, a lungo termine potrebbe favorire lo sviluppo di un disturbo ossessivo compulsivo.

Sono stati concepiti due studi per evidenziare le possibili connessioni tra il modo con il quale vengono elaborate le informazioni sensoriali, i rituali, e il disturbo ossessivo-compulsivo.

Nel primo studio è stato chiesto ai genitori di alcuni bambini dell'asilo di completare tre questionari relativi al comportamento dei loro figli. Nello specifico si è voluto indagare il livello di ritualismo dei bambini, come ad esempio la necessità di ripetere determinati comportamenti o di rimettere in ordine gli oggetti in modo specifico. Il livello di ansia, con domande relative alle reazioni di fronte ad eventi imprevisti o a persone sconosciute. Lo stile di attaccamento affettivo nei confronti dei membri della famiglia, ed infine il tipo di reazioni ad eventi sensoriali come l'essere toccati, o l'essere esposti ad odori e sapori insoliti.

Nel secondo studio è stato chiesto a 314 adulti di rispondere a domande relative alle loro tendenze ossessivo compulsive, ai loro livelli di ansia, e al ricordo relativo alla loro sensibilità fisica rispetto alle stimolazioni orali e tattili.

I risultati di entrambi gli studi hanno indicato una forte correlazione tra le tendenze compulsive e l'ipersensibilità fisica. Nei bambini, l'ipersensibilità è un indicatore di ritualismo, mentre negli adulti è correlato con il disturbo ossessivo-compulsivo.

Nel complesso, questi risultati forniscono un supporto preliminare all'idea secondo la quale la sensibilità rappresenta un precursore del disturbo ossessivo-compulsivo.

Questi bambini estremamente sensibili a certi tipi di stimolazione tattile o olfattiva, possono sentirsi sotto attacco arrivando a percepire l'ambiente come minaccioso. Il ritualismo potrebbe svilupparsi allora come meccanismo di difesa alle troppe sollecitazioni.

Se tutto ciò fosse vero sarebbe di fondamentale importanza poter sostituire sin dalle prime manifestazioni questo meccanismo di difesa disadattivo con strategie di controllo maggiormente efficaci.

Naturalmente, tutti i bambini hanno particolari abitudini e schemi rituali, ma non tutti svilupperanno un disturbo ossessivo-compulsivo. Quali sono allora le caratteristiche che ci permettono di discriminare tra un comportamento naturale ed uno potenzialmente patologico?

Il Prof. Reuven Dar afferma che la rigidità dei rituali, il livello eccessivo di ansia e l'incapacità di impegnarsi in altri comportamenti rappresentano un indicatore importante.

Inoltre anche l'età del bambino gioca un ruolo fondamentale, rituali esibiti all'età di 4 o 5 anni rappresentano un fattore predittivo molto meno significativo rispetto allo stesso comportamento messo in atto all'età di otto o nove anni, soprattutto se associati a forti segnali di ansia e di disagio.

 

Fonte: American Friends of Tel Aviv University (2011, December 27). Childhood hypersensitivity linked to OCD.